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Data: 13/01/2012
Testata giornalistica: Leggimi
Tagli al trasporto ferroviario, Filt Cgil Pescara: Che fine ha fatto il telegramma di protesta del Sindaco Mascia?

Sono passati ormai 30 giorni dall'entrata in vigore dei nuovi orari ferroviari che hanno decretato da un lato il licenziamento di oltre 500 lavoratori degli appalti di Trenitalia nei servizi notturni di accompagnamento, manutenzione, pulizia e logistica e dall'altro un pesante ridimensionamento del trasporto ferroviario per la città di Pescara con forti penalizzazioni in termini di tagli alle corse, aumento delle tariffe e disagi per l'utenza.

A sostenerlo in una nota è la Filt Cgil di Pescara che rimarca come l'isolamento del capoluogo adriatico sia ormai una triste realtà. Un fenomeno che costituisce la naturale conseguenza di un'amministrazione comunale assolutamente assente alle tematiche della mobilità collettiva e sostenibile.

REAZIONI POLITICHE AI TAGLI: SOLO ANNUNCI E NESSUN FATTO CONCRETO - In realtà sulle reazioni a caldo sia del Sindaco Mascia che di ulteriori esponenti politici locali alcuni dei quali rappresentano gli interessi dei cittadini del capoluogo adriatico anche in Consiglio regionale, non avevamo fatto alcun tipo di affidamento. Le loro dichiarazioni di indignazione e di stupore di fronte ai tagli scellerati decisi dall'Ad Moretti, ci sono in realtà sembrate - più che altro - risposte esclusivamente istintive ad un'operazione davvero vergognosa con la quale Trenitalia ha di fatto isolato un intero territorio senza nemmeno degnarsi di informare gli amministratori locali direttamente interessati.

Aldilà del tentativo dell'Assessore Regionale Morra, cui diamo atto, di ricercare una possibile soluzione politica con il ministro dei trasporti Passera e che veda il coinvolgimento di tutte le regioni della costa adriatica oggetto dei tagli, tutte le altre iniziative ed esternazioni, in alcuni frangenti anche di carattere bellicose, si sono letteralmente volatilizzate.

Che fine ha fatto la lettera che il Sindaco Luigi Albore Mascia ha inviato un mese fa all'Amministratore Delegato di Ferrovie dello Stato Italiane Spa, Mauro Moretti con la quale il primo cittadino chiedeva a Fs "di fare marcia indietro sui tagli operati sui collegamenti ferroviari di Pescara" e definiva, altresì, le scelte di Trenitalia "assolutamente non condivise che stanno danneggiando in modo irreparabile la nostra economia e la nostra immagine"??

Che fine ha fatto il telegramma inviato lo scorso 9 dicembre dal Presidente della Provincia di Pescara Testa e dal Presidente della Camera di Commercio con cui si lamentavano le condizioni di forte disagio alle quali sono sottoposti gli utenti delle linee ferroviarie del capoluogo adriatico e dell'intera regione, dopo la decisione di sopprimere i treni notturni e di aumentare le tariffe ??

Che fine ha fatto la "Marcia su Roma" trionfalmente annunciata dal capogruppo in Consiglio Comunale del Pdl Lorenzo Sospiri quale forma "di risposta energica ai tagli che, come una scure, si sono abbattuti sui collegamenti ferroviari di Pescara su decisione unilaterale di Trenitalia, arrecando disagi intollerabili ai pendolari e a decine di utenti rimasti letteralmente a piedi, ai quali peraltro è stato imposto anche
l'aumento spropositato dei costi per i viaggi diurni" ?

Che fine ha fatto l'annunciata seduta straordinaria del Consiglio comunale di Pescara ufficializzata dallo stesso Lorenzo Sospiri e dal consigliere Armando Foschi, caldeggiata anche dalle stesse forze politiche di opposizione?

Che ne pensa infine, di quanto sta accadendo, l'Assessore all'Urbanistica Marcello Antonelli anche nella sua duplice e non trascurabile veste di funzionario di Trenitalia?

L'unica cosa certa è che le cosiddette misure di efficientamento di Trenitalia sono ancora lì. Tutto è rimasto com'era al momento degli annunci e delle apparenti reazioni indignate e che proviamo a riassumere ai più distratti:

1) l'eliminazione dei treni notturni ricadenti sulla cosiddetta linea adriatica e transitanti sul nostro territorio utili a spostarsi verso il nord del Paese;

2) la drastica riduzione dei più economici treni diretti intercity resi per lo più poco allettanti per via degli
aumenti dei tempi di percorrenza diventati ormai simili ai treni locali di una volta con la beffa di pagarli con
la maggiorazione prevista per gli altrettanto famosi treni rapidi di un tempo. Un solo esempio: Treno IC 624
in partenza alle 6.48 da Pescara raggiunge Bologna (distante appena 350km) alle 11.39 dopo 4h e 51 minuti
ad una media di poco superiore ai 70km orari.

3) il sostanziale aumento delle tariffe. Sempre prendendo in esame le direttrici verso nord da un giorno
all'altro la tariffa minima per un Pescara Milano è passata da 42? a 62,50? (+48,8%) per un Pescara Torino da 44,5? a 69? (+55%) per un Pescara Verona da 28? a 51,75? (+84%) per un Pescara Venezia da 35? a 60,5 (+72%)

4) drastica riduzione delle corse dirette cioè quelle che non necessitano di un cambio (quasi sempre a
Bologna) che nei casi di Venezia e Verona è diventato obbligatorio su tutte le corse ma anche su Milano e
Torino diventa sempre più presente con gli inevitabili sacrifici per l'utenza.

La Filt Cgil di Pescara ritiene quanto mai urgente un incontro con il Governo e con il Ministro dei trasporti
Passera che, partendo dal riconoscimento del ruolo sociale ed economico del settore trasporti come
contributo alla ripresa ed alla crescita del Paese, individui le soluzioni sia al problema dei circa 500
lavoratori degli appalti Fs rimasti senza lavoro con la soppressione dei treni notturni che alla penalizzazioni
in termini di corse, tariffe e qualità dei servizi imposte da Trenitalia ai cittadini abruzzesi della costa
adriatica.

CHIODI ALZI IL TIRO E PRENDA SPUNTO DA VENDOLA - Se i telegrammi e le richieste ufficiali d'incontro si
sono dimostrati - a quanto pare - inconcludenti, è forse opportuno che il Presidente della Regione Gianni
Chiodi alzi il tiro e assuma direttamente l'iniziativa prendendo magari spunto dalla Regione Puglia il cui
Presidente Vendola, congiuntamente alle associazioni dei consumatori, ai sindacati, a Confindustria, a
l'Anci e a tutte le forze politiche hanno avviato le procedure di class action contro i tagli e per la
salvaguardia del trasporto pubblico ferroviario e del diritto alla mobilità dei cittadini.

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