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Data: 13/01/2012
Testata giornalistica: Il Messaggero
La Camera salva Cosentino grazie a Lega e franchi tiratori. Respinta per 11 voti la richiesta d'arresto, decisivi i Radicali. È polemica

Bersani: il Carroccio dovrà spiegare. Casini: un grave errore politico

ROMA - Con esultanza i deputati Pdl festeggiano Nicola Cosentino, addirittura portandolo in trionfo, dopo essere stato salvato nell'aula della Camera dal voto segreto: 309 voti contrari all'arresto, 298 favorevoli. Determinanti i sei no dei deputati Radicali, con la Lega scossa da forti tensioni tra Umberto Bossi e Roberto Maroni. Si è riformata la vecchia alleanza tra Carroccio e Pdl, che ha fatto tirare un sospiro di sollievo a Silvio Berlusconi. All'esito ha contribuito pure una pattuglia di franchi tiratori, provenienti da schieramenti vari. Malgrado abbia vinto questa seconda prova di forza nei confronti dei magistrati che l'hanno accusato di collusione con i Casalesi (già una volta, il 10 dicembre 2009, il voto di Montecitorio lo ha salvato dalle manette), Cosentino ha rassegnato le dimissioni da coordinatore Pdl della Campania con «decisione irrevocabile».
Il pressing di Berlusconi, alla fine, ha fatto presa su Bossi, che era assente in aula dopo aver lasciato libertà di coscienza. Ma altri deputati Pdl (in particolare Amedeo Laboccetta e Mario Landolfi) si sono incaricati di contattare uno a uno i leghisti indecisi. Luca Paolini ha quantificato in «almeno 25-30» gli esponenti del Carroccio che hanno «votato no» alle manette. Proprio Paolini, che ha sfiorato il contatto fisico con Giampaolo Dozzo, cambiando parere, in 48 ore, rispetto alla posizione in Giunta per le autorizzazioni, ha puntato il dito contro la magistratura napoletana. «Spesso certe inchieste diventano un trampolino di lancio per fortunate carriere politiche». Ed è arrivato a paragonare Cosentino al caso di Strauss Kahn, l'ex direttore del Fondo monetario prima accusato di reati sessuali, poi prosciolto. Ma ha ricevuto soltanto pochi applausi dai colleghi del Carroccio.
Berlusconi è arrivato in aula poco prima del voto, prendendo posto tra Angelino Alfano e Fabrizio Cicchitto. Non ha fatto alcun cenno a Cosentino, soltanto al termine ha detto di essere contento perché «andrà a processo un uomo libero, come è giusto che sia, questa è la regola della Costituzione di un Paese civile». Ma la ritrovata alleanza numerica del centrodestra non sorprende il centrosinistra. Secondo Pier Luigi Bersani, leader Pd, ci sono «vecchi legami che non si sono rotti tra Pdl e Lega e la Lega deve rispondere della sua posizione». Per Dario Franceschini è «una brutta pagina, la Lega ha calato le braghe» mentre Rosy Bindi ha denunciato la «scorrettezza dei radicali», tutti eletti nelle fila del Pd. Antonio Di Pietro ha parlato di «scambio di voti criminali». A Roberto Maroni che ha scaricato le colpe su Pd e Udc, sostenendo che «i voti vengono da lì», ha risposto Pier Ferdinando Casini, leader centrista: «I numeri parlano chiaro», è la Lega ad aver salvato Cosentino. Ma Casini si è espresso nel merito del voto che ha costituito «un grave errore politico». L'applauso dei deputati Pdl, secondo il leader Udc, «è un suicidio del Parlamento». Ha incalzato il Pd: l'opinione pubblica, a questo punto, attaccherà ancora di più la Casta. Il Fli, con Menia e Granata, è stato pungente: gli italiani sono sempre «più indignati».

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