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Data: 13/01/2012
Testata giornalistica: Il Centro
Tra Berlusconi e Bossi rinasce il patto per il voto

ROMA. Come rispondere ai cittadini che hanno messo in maniera così sentita (oltre un milione) la firma sui referendum? Dopo lo scampato pericolo di una pistola puntata alla tempia per la prossima primavera, ora le forze politiche devono dare un segnale a chi chiede di cambiare la legge Calderoli. Con la sentenza della Corte costituzionale che ha dichiarato l'inammissibilità dei due quesiti, la gran parte dei partiti giudica ormai inevitabile mettere mano al "porcellum". A parole anche il Pdl, nonostante Berlusconi ritenga quello attuale ancora un buon sistema di voto,"migliorabile" nel «premio di maggioranza da applicare su base nazionale anche al Senato». Lo dice a sentenza ancora calda e con il voto che ha salvato Cosentino che ha rinsaldato l'asse con Bossi. Così, pure per il capo del Carroccio «è la legge migliore che c'è» ed è facile per qualcuno insinuare lo scambio di favori tra i due, perché la Lega da una modifica delle norme elettorali perderebbe peso nella trattativa sulle future alleanze.
«Ancora una volta subalterni a Berlusconi sulle questioni meno nobili - è l'accusa di Rosy Bindi - così si garantiscono la conservazione di questa pessima legge elettorale, cucita su misura per tutelare le convenienze di Pdl e Lega».
Umberto e Silvio restano soli perché Maroni e Alfano sembrano avere una linea diversa, ritenendo necessario «rispondere ai cittadini che hanno firmato i referendum e che chiedono di cambiare la legge elettorale». Nel centrodestra le acque sono piuttosto agitate e tutto fa pensare che i tempi del confronto andranno molto a rilento. «Non vorrei esser nei panni dei capi dei partiti» dice il referendario Parisi.
Il segretario del Pd Bersani non gioisce perché «il partito si è impegnato con le firme» e ora teme che il clima di antipolitica cresca ulteriormente: «Non possiamo tenerci questa legge perché in una situazione già molto grave il distacco tra cittadini e istituzioni crescerebbe ancora. Da domani saremo comunque impegnatissimi per portare a buon fine un processo di riforma elettorale». Ma di Pietro, durissimo con la Corte e il Quirinale, per ora neppure ci pensa a sedersi a un tavolo. Casini e il Terzo Polo poi mettono altra carne sul fuoco: «Si a nuove regole ma con riforme istituzionali come la riduzione dei parlamentari e superamento del bicameralismo».

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