PESCARA. C'è stato un momento in cui Luca Di Matteo, arrestato questa mattina a Pescara, figlio del più noto Donato Di Matteo, esponente del Pd con cariche all'Aca e più volte consigliere regionale e assessore, ?rischiò' di finire in Consiglio regionale.
Era il periodo in cui, un paio di anni fa, Di Matteo si allontanò dalla politica attiva (dopo che Rifondazione bloccò la sua candidatura alla regione e poi quelal del figlio) mentre il partito rimaneva orfano di Luciano D'Alfonso arrestato per tangenti. Di Matteo venne prosciolto quasi subito dall'inchiesta sulla megadiscarica di Bussi ma nel frattempo si era già allontanato. Poi dettò le regole per un suo ritorno alla politica dicendo con chiarezza che era a disposizione del Pd, per una eventuale candidatura alla provincia di Pescara (poi vinse Testa del Pdl).
In occasione delle provinciali fu recuperato nel senso che l'accordo Pd-Idv-Sel prevedeva che Di Matteo e D'Ambrosio sarebbero andati in giunta con la Allegrino (Di Matteo avrebbe dovuto fare il vicepresidente). Ancora una volta Rifondazione rifiutò l'accordo.
Ma soprattutto il Pd doveva troncare in maniera netta con Rifondazione Comunista con la quale non si "era mai preso". Tutta colpa delle battaglie di Maurizio Acerbo contro il partito dell'acqua di cui Di Matteo è stato un esponente. Ci fu un momento, però, che lo stesso Di Matteo spinse avanti suo figlio e provò a lanciarlo in politica al posto suo.
La candidatura di Di Matteo junior arrivò fino a Roma dove fu il segretario nazionale di Rifondazione, Ferrero in persona a bocciarla e porre il veto dicendo che il suo partito «non avrebbe mai accettato una candidatura col nome di Di Matteo».
Luca Di Matteo non entrò in politica.