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Pescara, 08/04/2026
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Data: 13/01/2012
Testata giornalistica: Il Messaggero
«Irregolarità? Chiodi faccia i nomi» Cna, Confartigianato e Confesercenti incalzano il governatore

Dopo lo strappo sul Patto. Il presidente aveva parlato di interessi particolari in tema di confidi, le associazioni non ci stanno

PESCARA - Si dice che i sospetti sono come i pipistrelli, perchè volano via al crepuscolo. Ma Cna, Confartigianato e Confesercenti chiedono al governatore abruzzese Gianni Chiodi di chiarire subito il senso delle sue ultime affermazioni, ritenute «allusive e insinuanti».
Al centro della contesa c'è, ovviamente, lo strappo delle tre associazioni di categoria con il governo regionale. La decisione di uscire dal Patto per lo sviluppo, sottoscritto il 14 aprile scorso assieme alle altre parti sociali, è stato un gesto forte e argomentato, al quale Chiodi ha risposto a tono in una intervista rilasciata a Il Messaggero, alludendo a interessi poco nobili e corporativi che si celerebbero dietro tanto risentimento.
Immediata la replica delle tre sigle: «Vorremmo capire a cosa e a chi si riferisce il presidente Chiodi quando, relativamente ai confidi, parla di orticelli, interessi particolari e inconfessabili». L'invito è quello di denunciare, ove fosse davvero a conoscenza, eventuali irregolarità e situazioni di contrasto con la legge, facendo nomi, cognomi e circostanze.
Quanto ai confidi: «La buona riforma di cui parla è ancora inapplicata -si legge nel documento congiunto- e oltretutto a zero euro, quanti ne prevede il bilancio 2012 della Regione». Incalzano le tre confederazioni: «Se Chiodi pensa di poter fare buone riforme in un settore come il credito alle piccole imprese, senza un centesimo, ci spieghi il segreto di questo miracolo».
E' un malessere evidente quello delle 130mila piccole, e in qualche caso piccolissime, imprese abruzzesi che ruotano attorno al commercio, all'artigianato, ai servizi, al turismo. Le associazioni di categoria avevano messo il dito soprattutto sulle difficoltà di accesso al credito e sulle risorse promesse e mai giunte a destinazione, come i 19 milioni di euro del Fondo unico per le attività produttive. Da qui la decisione di autosospendersi dal Patto per lo sviluppo fin quando non fossero giunte risposte adeguate da parte del governo regionale.
La partita dei confidi è tra le più spinose. E ora, dopo la pungente replica di Chiodi, sono le tre associazioni a rigirare la frittata: «Visto che di confidi si parla, perché il governatore non spiega le ragioni che hanno portato la maggioranza in Consiglio regionale a proporre, con il favore delle tenebre, un emendamento che permette a un solo settore, quello dell'agricoltura, di beneficiare di speciali favori negati ad altri?».
E ancora: «E' sicuro, presidente Chiodi, che la norma voluta dalla sua Giunta presenti quel carattere di generalità e astrattezza che deve ispirare la legge?».
Il governatore della Regione aveva sollevato molte altre obiezioni alle critiche venute da Cna, Confartigianato e Confesercenti, ritenendo ad esempio superato il vecchio tavolo di concertazione dove tutti mettevano mano alla borsa della spesa, gonfiando il debito e precludendo il futuro alle nuove generazioni. Ma anche su questo le tre sigle non hanno rinunciato a dire la loro: «Quando parliamo di concertazione non siamo mossi da alcuna nostalgia del passato. Però Chiodi deve spiegare per quale motivo vada bene la discussione (il caso del Patto per lo sviluppo) quando si affrontano argomenti generali, mentre quando la Giunta ripartisce le poche risorse disponibili (vedi i 19 milioni del Fondo unico per le attività produttive) la decisione è resa nota solo a mezzo stampa».
L'ultima critica è riservata ai fondi europei Fas, ritenuti al momento una risorsa «solo virtuale», nonostante le assicurazioni fornite dall'asse Roma-L'Aquila.


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