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Data: 14/01/2012
Testata giornalistica: Il Messaggero
Monti difende le liberalizzazioni «Non farò marcia indietro» Tassisti convocati a palazzo Chigi ma solo dal segretario generale

ROMA - Con Angelino Alfano e la delegazione del Pdl, Mario Monti è stato prudente. Questione di garbo. Ma nell'incontro con Pier Ferdinando Casini e poi con Pier Luigi Bersani, il professore non ha nascosto l'irritazione per la rivolta dei tassisti: «E' una protesta a prescindere, del tutto strumentale. Vado avanti, potete starne certi». «Tanto più», ha spiegato Antonio Catricalà sempre a fianco del premier nel trittico di incontri, «che nel decreto per le liberalizzazioni non è prevista alcuna norma punitiva, ma il rilancio del settore per mano dell'Autorità competente e d'intesa con i sindaci. Così come è sempre stato». In estrema sintesi: «Protestano per la semplice ragione che è stata pronunciata la parola taxi». E a Fabrizio Cicchitto e Maurizio Gasparri che difendono le ragioni dei tassisti e chiedono al premier di incontrarli, la risposta è stato un sì vago. Tant'è che prima di giovedì 19, giorno in cui il governo varerà il decreto per le liberalizzazioni, sarà il segretario generale di palazzo Chigi Manlio Strano (non Monti e neppure Catricalà) a ricevere i rappresentanti delle auto bianche.
Nei tre incontri, Monti ha ascoltato piuttosto che illustrare. Con una premessa: «Se protestano tutti vuol dire che stiamo lavorando bene, significa che colpiamo i privilegi delle categorie nell'interesse generale dei cittadini». Con un'istruzione d'uso: «Le notizie che avete letto sui giornali sono il frutto di una bozza. Gli interventi devono ancora essere definiti nei dettagli e sono qui proprio per ascoltare i vostri suggerimenti». E infine con un nuovo invito ad Alfano, Bersani e Casini. I tre, per la prima volta, incontreranno tutti insieme Monti lunedì all'ora di pranzo. Menu ufficiale, per non imbarazzare i leader di Pdl e Pd che non amano farsi vedere assieme, sarà la road map del premier sul teatro europeo. «Serve più chiarezza. Bisogna uscire dall'imbrigliatura ipocrita dei vertici bilaterali, in modo da dare più forza al governo», ha spiegato il professore ai suoi. E ha aggiunto: «Non temo un ritorno dell'asse Berlusconi-Bossi che porti alle elezioni anticipate. Andremo avanti fino al 2013, nessuno può prendersi il lusso di aprire la crisi».
Il primo a essere ricevuto è stato il Terzo Polo rappresentato da Casini, Italo Bocchino, Francesco Rutelli, Gianluca Galletti. Al premier, il leader Udc, ha chiesto ciò che poi scriverà su Twitter: «Oltre a taxi, farmacie, edicole, le liberalizzazioni devono riguardare anche i servizi pubblici locali e i poteri forti». Traduzione: aziende municipalizzate ed Eni e Ferrovie. Un po' ciò che ha chiesto Alfano. Con un'aggiunta: «Le liberalizzazioni devono andare a braccetto con la riforma del mercato del lavoro». Come dire: se ci metti un dito negli occhi, devi metterlo anche al Pd.
Monti ha preso appunti sul solito quadernone. Non ha dato risposte. Ma da ciò che filtra dal suo entourage, il professore ha deciso di procedere prima con le liberalizzazioni, poi con la riforma del lavoro. Una linea di prudenza, visto anche il compattamento dei sindacati, che spinge il premier a depennare una norma inserita in un primo momento nel decreto: quella che avrebbe permesso alle aziende con meno di 15 dipendenti che si fondono o vengono accorpate, di poter applicare l'articolo 18 dello Statuto dei lavoratori solo sopra le 50 unità. Una notizia apprezzata da Bersani.
Tutti d'accordo sulla decisione di «portare una ventata di concorrenza» (a palazzo Chigi è vietato l'uso del verbo «colpire») anche nei grandi gruppi. Nel mirino l'Eni, da cui dovrebbe essere scorporata Snam rete gas, e Ferrovie che sembrano destinate a perdere il controllo dei binari. Il tutto in nome di un principio generale: la fornitura di energia o di servizi deve essere separata dalla gestione delle infrastrutture, in modo da agevolare l'accesso di nuovi concorrenti e ottenere una riduzione dei prezzi. Postilla di Monti: «Le liberalizzazioni in prospettiva favoriranno l'accesso al lavoro dei giovani più meritevoli».

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