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Data: 14/01/2012
Testata giornalistica: Il Centro
I sindacati uniti: ora una trattativa vera. Cgil, Cisl e Uil chiedono al governo di non toccare l'articolo 18 o sarà chiuso il dialogo

ROMA. I sindacati dicono sì alla trattativa su mercato del lavoro e liberalizzazioni e sono disponibili anche a ad un accordo. Ma a condizione che l'articolo 18 dello Statuto dei lavoratori non sia oggetto di confronto. Cgil, Cisl e Uil preparano la piattaforma da presentare al ministro Fornero la prossima settimana che sarà preceduta, martedì, da una segreteria unitaria. Il governo, dopo le consultazioni con i partiti, decide di stralciare la questione articolo 18 dalle liberalizzazioni togliendolo dal tavolo.
Camusso, Bonanni e Angeletti chiedono però al governo «una discussione vera», una trattativa che porti a conclusioni positive per il Paese. «Ci auguriamo - afferma Susanna Camusso, segretario della Cgil - che il governo non voglia il fallimento prima della discussione. Bisogna sgombrare il campo da ciò che leggiamo sui giornali» sull'articolo 18. I tre sindacati chiedono di «non confermare quella bozza» sulle liberalizzazioni in cui si interviene sull'articolo 18 dello Statuto dei lavoratori. Perché «la vera emergenza del Paese è il lavoro. Se non si riparte da lì, le altre discussioni sono parole al vento». Questa posizione è confermata anche da Raffaele Bonanni, leader della Cisl che chiede al governo «di non alimentare» la questione di un intervento sull'articolo 18 altrimenti il rapporto con il sindacato «rischia il blackout» aggiungendo che «se si mettesse questo ostacolo, questo macigno, vorrebbe dire che il governo non è pronto o non vuole deciedere». Con la scelta unitaria del sindacato «siamo intenzionati ad aprire un confronto con l'esecutivo e a portarlo a positiva conclusione» aggiunge il segretario della Uil, Luigi Angeletti.
La richiesta di un «confronto vero» è motivata dal fatto che le confederazioni non sono intenzionate ad accettare fatti compiuti o discutere di provvedimenti parziali inserite nelle pieghe del decreto. Al centro delle richieste le liberalizzazioni con le ricadute sul lavoro, la riforma del mercato del lavoro che punti a inserire i giovani con un minimo di protezione e la riapertura della partita delle pensioni. La riforma Fornero è infatti giudicatai troppo pesante e radicale e lascia aperti troppi interrogativi su alcune categorie di lavoratori. Spiega Susanna Camusso che «non bisogna cancellare gli strumenti e le procedure precedenti» quanto invece riordinare «gli ammortizzatori sociali che coprano tutti con il contributo di tutte le imprese. Noi insistiamo per un confronto con il governo che non si limiti al mercato del lavoro, ma che includa anche la crescita». Sul lavoro ai giovani bisogna dare un taglio alla precarietà a vita: «La forma normale di assunzione è il tempo indeterminato. Il tema è l'ingresso stabile dei giovani nel mercato del lavoro e il reingresso di chi è stato espulso perchè ha più di 50 anni». Per i giovani questo strumento di incentivazione si chiama apprendistato e per gli over 50 contratto di reinserimento.
Anche dalla Conferenza delle Regioni giunge un appello a sgombrare il tavolo dall'accanimento sull'articolo 18: «Cominciamo ad uscire dalle ideologie. L'articolo 18 non è il tema. Occorre, invece, costruire politiche di crescita, stabilizzazione e valorizzazione del lavoro» commenta il presidente della Conferenza e dell'Emilia-Romagna, Vasco Errani. Il sottosegretario al Lavoro, Maria Cecilia Guerra spiega che «l'elemento di fondo, quello di non arbitrarietà e non discrezionalità sarà salvaguardato» ma non esclude di affrontare ugualmente l'argomento. Poi arriva l'orientamento del governo di non toccare l'articolo 18.

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