Iscriviti OnLine
 

Pescara, 08/04/2026
Visitatore n. 752.933



Data: 14/01/2012
Testata giornalistica: Il Messaggero
Tassisti in rivolta, è paralisi caos a Termini e Fiumicino. Il sindaco Alemanno convoca i sindacati ma il blocco è rimasto

A Roma aggrediti dai colleghi i pochi autisti in servizio

ROMA - Gli ottomila tassisti romani hanno passato la notte a scambiarsi sui telefonini le anticipazioni della bozza del Governo e alle prime luci del giorno hanno deciso: blocco totale. E blocco totale è stato, selvaggio: hanno iniziato a Fiumicino, lasciando a piedi i primi passeggeri ancora insonnoliti e hanno proseguito per tutta la città.
Alle dieci era già la paralisi: centinaia di poveri cittadini in coda alla stazione Termini, a Ciampino, a piazza Venezia, all'Ostiense, in attesa di un taxi che non sarebbe mai arrivato. E il centralino del 3570 che implacabile gracchiava: «Gentile cliente siamo spiacenti, ma a seguito di un'assemblea spontanea dei tassisti non siamo in grado di assicura il servizio». E il sito di Noitassisti.it che veniva bombardato di clic: alla fine della giornata si sarebbero contati cinquantamila contatti.
Ma altro che «assemblea spontanea». Era una sfida aperta alla legge, «spontanea» sì, perché maturata tutta al di fuori delle sigle sindacali della categoria, ma per niente «assemblea»: piuttosto un braccio di ferro plateale, una sfida alle istituzioni e agli utenti di un servizio pubblico, ben consapevoli, i tassisti romani, anche del rischio di una incombente precettazione.
Appuntamento per tutti davanti a Palazzo Chigi (giganteggiava un cartello con su scritto «Monti scialla», calmati insomma), perché chissà come s'era diffusa un'altra voce: che ci sarebbe stata una riunione in giornata -e non c'è stata- proprio sulla liberalizzazione dei taxi. Sono stati momenti di discreta tensione: un «crumiro» che passava di lì, un tassista che aveva deciso di lavorare lo stesso, è stato insultato e la sua auto presa a calci. E i vigili urbani hanno creato una specie di posto di blocco, se non altro per consigliare caldamente alle autovetture degli autonoleggi -i rivali di sempre- di non avvicinarsi neppure a quel presidio.
Non si sono mossi di lì -saranno stati due-trecento- fino al pomeriggio inoltrato. Hanno sputato davanti a uno, due, dieci microfoni la loro rabbia, la loro paura di finire spazzati via da questa riforma, hanno ripetuto per dieci cento volte che «questa torta è stat comprata per dieci persone e invece la vogliono far mangiare a quaranta», che la doppia licenza «favorisce solo il cottimo e il lavoro nero», che loro non possono più andare avanti, né mandare avanti le loro famiglie «con la benzina a uno e 80 e le tariffe di cinque anni fa».
I segugi intanto aumentavano, i taxi avevano fatto presto a sparire ovunque -e quelli che c'erano erano tutti sfrontatamente privi delle placche magnetiche di riconoscimento sulle fiancate-, anche lontano dal centro, a piazza Euclide, a piazza Mazzini, nelle lontane periferie, mentre i leader improvvisati della piazza si affannavano a precisare «che anziani e malati li stiamo trasportando» come se fosse questa la loro idea di servizio pubblico.
Intorno all'una, il primo tentativo di mediazione, la convocazione in Campidoglio, dal sindaco Alemanno, del Fronte dei Volenterosi (Ugl, Cisl, Federtaxi, Ati e Mit) e dell'Uritaxi. Deve essere stato un incontro per nulla formale, il sindaco Alemanno -che in serata avrebbe diffuso una nota ufficiale per mettere in guardia contro «una deregolamentazione sbagliata sul versante dei taxi»- deve aver parlato chiaro dei rischi che i tassisti stavano correndo con quella protesta, della precettazione ormai a un passo, dell'esigenza di ritrovare l'unità della categoria.
E' stato così che intorno alle tre, proprio da quelle sigle, è partito l'invito esplicito a sospendere il blocco. Un pannicello caldo, il servizio non riprendeva affatto. Erano sparite, sì, le code dei cittadini ormai rassegnati al peggio, ormai tutti informati del blocco, ma non la tensione. Alle quattro, in piazza dei Cinquecento, tanto per dirne una, la gentile tassista al volante di Bolzano 60, non ha fatto in tempo a lasciare i suoi clienti che i colleghi le si sono avvicinati. Lei a provato a spiegarsi: «Ho appena ricevuto un sms, si può riprendere a lavorare», ma quelli l'hanno zittita: «Spegni la radio e usa la testa». E lei l'ha usata: è sparita.
Dal Campidoglio, ed erano ormai le cinque, l'assessore Aurigemma lanciava più che altro un auspicio, facendo sapere che almeno duemila vetture stavano per tornare al lavoro. Purtroppo non è stato cosi, Roma è rimasta senza taxi per la seconda sera consecutiva.
C'e solo da sperare che tra oggi e domani il servizio riprenda davvero e che l'assemblea in programma a mezzogiorno di lunedì al Circo Massimo -è previsto l'arrivo di tassisti da tutta Italia- riporti la protesta nei binari della legge

www.filtabruzzo.it ~ cgil@filtabruzzo.it