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Data: 14/01/2012
Testata giornalistica: Il Centro
Sevel, dal giudice cento ricorsi di interinali. Operai licenziati: la sentenza di Lanciano apre le porte ad altre possibili riassunzioni

E sul referendum abrogativo del contratto la fabbrica del Ducato al primo posto per le firme raccolte

ATESSA. Ha aperto una breccia la sentenza del giudice di Lanciano che reintegra sul lavoro due operai licenziati nel 2008 dalla Sevel. I precari, al quale dovrà essere sottoposto un contratto a tempo indeterminato, sono i primi due di 150 dipendenti ritenuti «ingiustamente licenziati». Ma in ballo ci sono anche altri ricorsi: una trentina a Termoli, altri 70-80 in Val di Sangro. Intanto la Sevel è la fabbrica Fiat che ha raggiunto la percentuale maggiore di firme per il referendum abrogativo sull'accordo del 13 dicembre.
E' destinata dunque a fare storia la sentenza del giudice del lavoro Flavia Grilli. Giovedì i primi due operai di un gruppo di Termoli di 150 persone hanno ottenuto il via libera alla reintegra sul posto di lavoro nella Sevel con contratto a tempo indeterminato oltre ad avere sei mesi di mensilità arretrate dall'azienda. Adesso si apre l'effetto domino. Secondo avvocati ricorrenti e il sindacato dei metalmeccanici Fiom-Cgil, anche tutti gli altri 148 operai licenziati, entro la fine di gennaio saranno reintegrati con una sentenza simile.
I lavoratori riammessi sul posto di lavoro sono Costantino Manes e Flavia Murolo e sono gli apripista del nutrito gruppo di 150 precari con contratto a tempo determinato che hanno fatto ricorso contro la decisione della fabbrica del Ducato. Il gruppo, costituitosi nel comitato ex Sevel, fa parte della schiera di oltre 400 operai Cat licenziati tra il dicembre 2008 e gennaio 2009 dalla Sevel per effetto della crisi. Avevano lavorato per due-tre anni e aspettavano solo di diventare effettivi. Dopo il licenziamento l'azienda, però, non li aveva più richiamati.
Come i precari molisani anche in Abruzzo c'è chi ha impugnato il provvedimento aspettando l'esito della prima sentenza. Secondo la Fiom ci sarebbero almeno altre 70-80 persone in attesa di sentenze, mentre una trentina sarebbero gli altri ricorrenti di Termoli. «Nel frattempo», critica Marco Di Rocco, segretario provinciale della Fiom, «segnaliamo l'atteggiamento discriminatorio della Sevel che, in seguito ai primi ricorsi, ha deciso di riassumere una quarantina di operai: sono quelli che però non hanno mosso nessuna azione contro l'azienda e sono stati tenuti un mese con contratto a tempo determinato per poi passare ad effettivi».
Secondo il sindacato la Sevel dovrà ora riassumere tutti i 148 ricorrenti per effetto della prima sentenza del giudice. Ma a spegnere gli entusiasmi ci pensa la Fiat. «Ogni ricorso vale per sé», spiega Franco Sodano, responsabile relazioni esterne della casa torinese, «il giudice ha reintegrato i primi due operai, ma non è detto che lo stesso accada per gli altri. La Fiat ha operato correttamente e non esclude ricorsi alle decisioni del tribunale».
Intanto sono state 19.058 le firme raccolte negli stabilimenti Fiat per chiedere il referendum abrogativo dell'accordo sul contratto dello scorso 13 dicembre. Il quorum è stato superato e la Sevel è tra gli stabilimenti con le adesioni più alte: il 50% delle firme.

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