La risposta delle associazioni ai sindacati: non ci sono le condizioni
PESCARA. «Una lettera incoraggiante, ma noi restiamo fuori». Questa reazione di Cna, Confesercenti e Confartigianato, all'appello dei segretari di Cgil, Cisl e Uil perché le associazioni datoriali rientrino nel Patto per lo sviluppo. «Vuol dire che i sindacati dei lavoratori dipendenti di questa regione hanno colto il senso della nostra azione di protesta».
«Allo stato tuttavia, non ci sono le condizioni per rientrare nel Patto. Abbiamo il dovere di rispondere ai nostri associati» sottolineano le tre confederazioni che attendono ora «uno scatto di reni» da parte della Regione: «I mesi che le nostre imprese hanno di fronte sono probabilmente anche più duri di quelli passati, e gli imprenditori non hanno più tempo da perdere. Per queste regioni confermiamo l'autosospensione dal Patto per lo Sviluppo, pur apprezzando sinceramente lo sforzo di comprensione che, a differenza di alcuni rappresentanti istituzionali, i sindacati abruzzesi hanno fatto. Restiamo in attesa di un fatto concreto, di una svolta visibile, di un agenda concreta e dai tempi rapidi perché questo dobbiamo alle nostre imprese e anche ai nostri dipendenti».
Alle associazioni aveva risposto l'assessore Alfredo Castiglione, dichiando di comprendere il disagio delle imprese, ma ricordando tutti gli strumenti messi in campo dalla Regione. Il governatore Gianni Chiodi aveva invece spiegato che il Patto non è «la riproposizione del vecchio tavolo della concertazione dove si distribuivano alle corporazioni risorse, ipotecando, attraverso la spesa pubblica in deficit, il futuro dei giovani abruzzesi».
Ieri è intervenuto l'assessore all'Agricoltura Mauro Febbo, che aveva irritato sopprattutto le associazioni artigiane per l'emendamento sui confidi introdotto in Finanziaria: «È veramente paradossale che sigle autorevoli come Cna, Confartigianato e Confesercenti non colgano il vero senso della modifica apportata alla Legge sui confidi. L'emendamento a mia firma, approvato durante il Bilancio di fine anno, non sconvolge o cambia lo spirito originario della Legge. Ribadisco che la norma approvata è chiara e fissa solo alcuni paletti inerenti il mondo agricolo. Nello specifico è stata sanata un'anomalia che avrebbe fortemente penalizzato strutture creditizie che, pur non avendo sede legale in Abruzzo, hanno aggregato realtà storicamente operative in regione con esperienza e legame territoriale ormai consolidati sposando in pieno la filosofia della riforma regionale della legge 37/2010».
«Nella sostanza», sottolinea ancora l'assessore, «la modifica prevede che potranno accedere ai finanziamenti solo ed esclusivamente le cooperative di garanzia agricole che hanno sede legale fuori regione, ma sede operativa in Abruzzo e che abbiano incorporato entro il 31 dicembre 2011 le cooperative di garanzia aventi sede legale in Abruzzo. Infatti il provvedimento non stravolge assolutamente lo spirito della legge sugli Istituti di garanzia che sono chiamati a rafforzare le strutture dei confidi, affinché rappresentino una vera cerniera tra il sistema impresa e il mondo bancario».