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Data: 16/01/2012
Testata giornalistica: Il Messaggero
Liberalizzazioni in dirittura d'arrivo, giovedì il decreto. Monti: siamo sotto attacco i partiti dicano sì alle riforme

ROMA - Sarebbe una forzatura parlare di aut aut. Ma dopo l'attacco di Standard & Poor's con il declassamento dell'Italia al livello di Perù e Kazakistan, Mario Monti chiede a Pdl, Pd e Terzo Polo di «uscire allo scoperto» e di «superare l'ipocrisia» con un «sì chiaro e convinto» alle liberalizzazioni e alla riforma del mercato del lavoro. «E' arrivato il momento di dimostrare unità e compattezza con un sostegno palese e stabile all'esecutivo», è il leit motiv del professore che teme un lunedì nero sui mercati finanziari.
Già venerdì, appena ricevuta ufficiosamente la notizia dello schiaffone dell'agenzia di rating americana, durante i tre incontri bilaterali Monti aveva detto ad Angelino Alfano, Pier Luigi Bersani e Pier Ferdinando Casini che oggi li avrebbe voluti ricevere a pranzo. «Non possiamo più permetterci la liturgia ipocrita dei vertici separati. Manifestare che esiste una sintonia tra il governo e i partiti è anche un modo per far recuperare dignità alla politica». E ieri, in vista di quello che oggi potrebbe essere un black monday, Monti è tornato sulla questione. Sull'upgrading politico del governo come risposta al downgrading del rating del debito. «La situazione è difficile, rischiamo di veder vanificato tutto il buon lavoro fatto finora», ha spiegato ai suoi. «Nel report di Standard & Poor's c'è scritto che il nostro governo è credibile e va bene, che i provvedimenti varati sono idonei, e che vanno bene anche le riforme che stiamo per approvare. Ma l'agenzia si chiede: i partiti permetteranno al governo di approvarle? Bene, ora tocca ai partiti rispondere a questa domanda. Parlino ai propri elettori, spieghino la situazione manifestando pubblicamente il sostegno e l'apprezzamento che mi confermano riservatamente, dimostrino la determinazione a stare insieme per salvare il Paese. Soprattutto, dicano un chiaro sì alle liberalizzazioni e alla riforma del mercato del lavoro. Dobbiamo fugare i dubbi per avere ancora maggiore credibilità e fermare l'assalto speculativo». Il premier allora si aspetta uno scatto: «Voglio fatti, chiedo un sì convinto alle riforme strutturali».
In attesa di avere oggi la risposta di Alfano e Bersani (Casini ha già dato venerdì un convinto via libera), Monti è determinato ad andare avanti. Il premier ha trascorso il pomeriggio con il suo braccio destro, Antonio Catricalà e con il ministro Enzo Moavero a limare il testo del decreto sulle liberalizzazioni che verrà approvato giovedì dal Consiglio dei ministri, alla vigilia del vertice a Roma con Angela Merkel e Nicolas Sarkozy. Poi, ha avuto un nuovo contatto con il governatore di Bankitalia, Ignazio Visco. Il premier, che ha sentito Mario Draghi sabato, confida in un intervento «importante» della Banca centrale europea nell'acquisto dei nostri titoli di Stato, se lo spread con i bund tedeschi dovesse tornare a salire pericolosamente. E a palazzo Chigi è stato accolto con un sospiro di sollievo il sostegno della Merkel alle riforme varate da Roma («sono misure che convinceranno i mercati») e, soprattutto, l'elogio fatto dalla cancelliera alla Bce: «L'acquisto dei bond italiani e spagnoli è stata un'importante misura di sostegno che ha contribuito a stabilizzare la zona euro». Pensare che la Germania ha sempre frenato la Bce, basti ricordare le dimissioni del rappresentante tedesco dal board dell'Eurotower, Jurgen Stark, quando la Banca centrale decise in settembre di intervenire in difesa dei titoli italiani e spagnoli.
C'è da dire che Monti spera che i mercati abbiano già scontato venerdì la notizia del declassamento del rating. E ritiene che i fondi pensionistici e assicurativi americani abbiano già da tempo alleggerito il proprio portafogli dai titoli italiani. Insomma, spera che sui mercati non ci sia la corsa a svendere le obbligazioni italiane. Ma il premier guarda anche alle riforme di breve e medio periodo. E ne parlerà oggi con il presidente del Consiglio europeo, Herman Van Rompuy, in visita a Roma. Le proposte sono note: dopo il sì ai meccanismi di controllo del deficit cari a Berlino, il professore spera di strappare «forti interventi» a favore della crescita, una riforma della Bce che la renda sempre più simile alla Federal reserve americana con capacità di intervento diretto e un ruolo di prestatore di ultima istanza. Più un «forte potenziamento» del fondo salva-Stati. E, in prospettiva, l'adozione degli eurobond. Operazione però che, dopo la perdita della tripla A da parte della Francia, risulta ancora più impraticabile agli occhi di Berlino.

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