ROMA - Roberto Maroni cerca di smorzare i toni della polemica, dopo il duello dei giorni scorsi, con Umberto Bossi e rilancia la richiesta di un congresso della Lega. «Sono stato colpito da una fatwa incomprensibile», ovvero una condanna a morte, esclama, attribuendone la paternità «ai piani alti della Lega», cioè al «cerchio magico» bossiano. Ma non nomina mai persone e cose, tantomeno il Senatùr. Il quale, quando gli ha telefonato per riprendere il dialogo ed invitarlo alla manifestazione di piazza di domenica 22 contro il governo, ha giurato di non sapere nulla della punizione inflitta al delfino, circa l'interdizione a non tenere più, per un certo periodo, comizi. «Non c'è alcuno scontro con Bossi da parte mia», sottolinea Maroni E si dice sorpreso di aver sollevato un dibattito all'interno della Lega. «Ieri è stata scritta una pagina importante perché si è levata la voce della base» attraverso Facebook, «in maniera molto forte». Almeno 500 post sono arrivati sulle pagine del noto sito. E sui profili di Facebook di centinaia di leghisti al posto delle foto dei singoli, è apparsa un'immagine di Maroni e Bossi insieme.
Intervistato da Fabio Fazio, durante la trasmissione «Che tempo che fa», Maroni spiega subito che cosa è successo tra lui ed il movimento dopo le critiche espresse sul caso Cosentino. C'è stato un chiarimento o è una pace finta? chiede Fazio. «E' successo una cosa strana - risponde - mi è stato annunciato, con una telefonata, di non incontrare il popolo leghista. Una specie di fatwa. Mi sono sentito molto colpito da questo. C'è evidentemente nei piani alti qualcuno a cui non sono simpatico». Quindi, è stato chiamato da Bossi il quale «mi ha detto che non sapeva questa cosa». Non vuole fare retroscena, puntualizza. «Non mi interessa, so che c'è stata una decisione e poi è stata revocata sull'onda dell'affetto dei militanti verso di me». A sua volta, Bossi, dà la sua versione, sulla «Padania», sempre con toni felpati, non di rottura. «Ho chiesto a Maroni di essere più cauto in questo momento così delicato», invitandolo a tenere, il 22 gennaio, il comizio insieme, a Milano, per la manifestazione contro il governo Monti.
Malgrado la tensione resti alta nel partito, l'ex titolare del Viminale cerca di attenuare i toni. Ma non sembra voler fare dietrofront. Anzi, dice che attorno a lui c'è un'onda di affetto del popolo leghista, quasi volesse sottolineare che la gran parte del movimento è con lui, contro il «cerchio magico» che è vicino a Bossi. «In molti mi avete chiesto di salutare questa sera il popolo di Facebook! Non era necessario: era già mia intenzione citarvi! Siete state grandi». E parla di una tribuna on-line per «la Lega degli onesti». Senza precisare se c'è una Lega dei disonesti che investe denaro in Tanzania, di cui non sa nulla. Riferisce che molti gli hanno chiesto di fare subito il congresso, «è una via importante e giusta perché è la via della democrazia interna». E questo è il passaggio più importante: i maroniani vogliono andare alla conta, quindi anche allo scontro con il «cerchio magico», preservando Bossi. Renzo Bossi successore del padre? Maroni cerca di glissare: «La questione non si pone, soprattutto in questa sede». Se il Pdl deciderà di andare con Monti, la Lega andrà sola alle elezioni.