E gli spagnoli acquistano col 32% il controllo del gestore di satelliti Eutelsat
ROMA. Il destino della fusione fra Autostrade ed Abertis vedrà il 13 dicembre l'assemblea del gruppo italiano. «I soci ci diranno se vogliono continuare oppure no, e lo faranno anche gli amici di Abertis» spiega il presidente di Autostrade, Gian Maria Gros Pietro. Il 13 dicembre potrebbe quindi essere l'ultima tappa di un cammino che inizierà oggi con la pronuncia del Tar sui ricorsi di Autostrade ed Abertis contro Governo e Anas, e proseguirà il 7 dicembre con il Cda del gruppo italiano.
Nell'attesa, Abertis guarda al futuro e diversifica: la società spagnola ha versato 1,1 miliardi di euro per il 32% di Eutelsat e controllare così il terzo operatore satellitare del mondo. Operazione «indipendente dalla fusione» con Autostrade, spiega l'ad Giovanni Castellucci, ma nella quale il gruppo italiano rientrerebbe fondendosi con Abertis. In quel caso, aggiunge Gros-Pietro, «saremo anche noi soci di Eutelsat e il primo azionista sarà Schema28». Perchè ciò avvenga il nodo da sciogliere è sempre l'art. 12 del collegato alla Finanziaria che riscrive le regole sulle concessionarie. «Così non va bene - ribadisce Gros-Pietro - non va nell'interesse del Paese e non piace al mercato». Il presidente di Autostrade si dice però ottimista: «Sappiamo che il Parlamento sta lavorando per migliorare la norma. Abbiamo fiducia». Al momento solo una cosa è certa: «i termini della fusione sono quelli, o si fa così o non si fa». E «nessun rinvio, entro il 31 dicembre decideremo».
Nel frattempo, l'Aiscat lancia nuove accuse sull'art. 12. Il presidente Fabrizio Palenzona ritiene possibile l'apertura di un altro dossier da parte della Commissione Ue per valutare «il ruolo ambiguo dell'Anas e la sua incidenza sul mercato della concorrenza, soprattutto per gli aiuti di Stato che riceve». Da Bruxelles fanno però sapere di «non stare facendo niente di nuovo» sul dossier Autostrade. Anche il ministro della Giustizia, Clemente Mastella, intervenendo all'assemblea Aiscat, ha auspicato che si trovi in tempi rapidi la soluzione «di questo contenzioso che dura da tempo e che non può protrarsi all'infinito». L'Udeur, insieme all'ex presidente della Repubblica Francesco Cossiga, si appresta a presentare un emendamento nei confronti dell'art. 12 che contiene modifiche in linea con le richieste dell'Aiscat, cioè «rispetto dei contratti, sistemazione del ruolo ambiguo dell'Anas e certezza nei meccanismi delle concessioni, soprattutto per i nuovi investimenti», spiega Palenzona. Il ministro delle Infrastrutture, Antonio Di Pietro, però, non sente ragioni: l'emendamento alla Finanziaria su Autostrade presentato al Senato «è l'ultima frontiera oltre la quale il Governo non può andare per soddisfare le esigenze dei singoli» ed «è assolutamente inemendabile». E se l'art. 12 rimanesse nella sua attuale formulazione? «Lasciamo decidere ad Abertis» come e se procedere con la fusione, conclude Gros-Pietro. Al termine della giornata, Autostrade ha ceduto un ulteriore 0,5% a 23,47 euro, mentre Abertis ha guadagnato dell'1,26% a 21,1 euro.