CARO presidente Monti, «rimetta celermente in riga» Trenitalia. Firmato, Nichi Vendola. Il governatore scrive al premier una lunga lettera all'indomani del «colpo mortale al servizio notturno» sferrato dalla società del gruppo Fs con il cambio dell'orario, a dicembre dell'anno scorso. «Per conoscenza», trasmette le quattro pagine della missiva anche ai ministri Barca (Coesione territoriale) e Passera (Infrastrutture e Trasporti). Vuole, Vendola, che niente sia lasciato al caso e che qualcuno tra professori ed ex banchieri non debba dirgli frasi del tipo "prima di parlare, dobbiamo approfondire la questione". Gioca d'anticipo, Nichita il Rosso, aspettando l'incontro che avrà il 17 a Palazzo Chigi: «Al fine di non differire a successive eventuali riunioni il riscontro da parte del governoe nel contempo consentire agli uffici competenti di procedere alla necessaria preventiva istruttoria per il prossimo martedì, ho ritenuto opportuno raccontarle lo stato dell'arte». Eccolo. Trenitalia manda su e giù per il Belpaese ogni giorno qualcosa come 370 convogli, di cui il 40 per cento (135) marciano lungo le avveniristiche linee dell'Alta velocità, quelle della dorsale tirrenica. «Nel corso di dieci anni» sottolinea Vendola «lo Stato ha impropriamente delegato le funzioni del proprietario del gruppo Fs, che ha privilegiato i massicci e consistenti investimenti infrastrutturali verso il territorio settentrionale e attraverso il Tirreno (fino a Napoli), a scapito dell'Adriatica, del centro-sud, delle isole». Un'Italia spaccata in due: dopo il Vesuvio, niente. Ridotto il numero dei collegamenti, contratti i percorsi (al massimo, fino a Bologna o a Roma) e, per questo, viaggiatori obbligati a prendere altre carrozze, biglietti aumentati. Vendola annota: «L'ultimo treno in partenza da Roma è alle 17,45, poi più nulla fino al giorno successivo, il primo treno in arrivoa Romaè alle 11,24. Analogamente si segnala la cancellazione di tutti i servizi notturni da Taranto». Risultato: una strategia aziendale «inaccettabile». Bisogna correre ai ripari. «Ci attendiamo in tempi brevi» il ripristino dei "notturni", a cominciare dal ritorno alle corse giornaliere, non nei fine settimana, per Roma da Bari e Taranto; di giorno, invece, tra Lecce, Bari e Roma dovrebbero essere materializzate cinque coppie di Eurostar, come accadeva due anni fa. «Nel settore dell'infrastruttura» aggiunge Vendola «aspettiamo per la direttrice adriatica precisi e puntuali impegni da parte del "proprietario" (lo Stato, ndr) in relazione all'attivazione degli investimenti necessari per rendere il collegamento ferroviario idoneo a un più rapido e capace trasporto di passeggeri e merci con notevole incremento della velocità commerciale». Il riferimento è al progetto di Rfi che prevede proprio per l'Adriatica una revisione dei binari tale da permettere ai treni di raggiungere i 200 chilometri all'ora, come aveva anticipato ieri a Repubblica l'assessore regionale ai Trasporti Guglielmo Minervini. Invertire la rotta, sembra inevitabile. Vendola non nasconde a Mario Monti «la grande irritazione a ogni livello e da ogni parte», dei pugliesi.