Si fa un gran parlare, negli ultimi tempi, di liberalizzare e privatizzare, spesso senza distinzioni. Il punto più alto della discussione, in questi giorni, riguarda il trasporto. La Regione ha deciso l'accorpamento delle società pubbliche, ai fini di razionalizzare e risparmiare, ma ai privatizzatori non basta. Va bene non fidarsi delle promesse della politica, ma le premesse della fusione sono buone, per quanto circondate da raffinate diffidenze.
Le quali diffidenze nascono da un giudizio poco lusinghiero sulla gestione dei servizi pubblici da parte di una politica incapace ed arrafona. E non possiamo non essere d'accordo. Ma non non è altrettanto dimostrato che le privatizzazioni siano la soluzione al problema, come se fossimo a Londra.
L'Abruzzo è una piccola regione che, in mano ai privati a tutti i costi, crollerebbe: come sta crollando già oggi, in assenza di una buona politica. Per restare ai trasporti, sarebbe opportuno farsi un giro di autobus nei nostri paesi di montagna, per capire che togliere il servizio pubblico condannerebbe intere zone alla desertificazione. All'imprenditore privato, giustamente, interessa fare utili e investire il meno possibile. Lui, giustamente, vuole la polpa della Pescara-Roma, dell'Aquila-Roma, della Vasto-Teramo; gli interessa cioè raccogliere il frutto dall'albero carico, non andare a cercarsi gli ossi destinati ai cani randagi.
Imprenditori privati del trasporto in Abruzzo ce n'è fin troppi, ma tutti sullo stesso pasto: Roma e la costa. C'è perfino un cartello per spartirsi, con la pubblica Arpa, la tratta per Roma, cartello solo da poco incrinato da un privato che, senza clamori, ha abbassato le tariffe del 33 per cento. Non mancano gli operatori, manca il mercato. Questa è una regione estesa, ma con pochi abitanti. Nell'unico aeroporto che abbiamo, non verrebbe nessuno se non ci fossero gli incentivi pubblici, perchè mezzo milione di viaggiatori all'anno sono un'inezia per qualunque compagnia. Vale anche per i bus. E infatti l'interno della regione si sta spopolando per mancanza di trasporti, di pronto soccorso, di uffici postali e di altri servizi essenziali.
Allora, forse, il problema è migliorare questa politica della pubblica amministrazione, mandare a casa gli incpaci per mettere gente capace e onesta, non svendere anche quello che nessuno vuol comprare. C'è una ideologia ormai diffusa che pensa di governare a Roccamontepiano con le regole di Parigi. Come cucinare un bue in un pentolino da latte.
Privatizzare è giusto, dove è utile ai cittadini, dove i cittadini ne ricavano un vantaggio. Sennò è pura ideologia e, come tutte le ideologie, avrà il fiato corto. I territori deboli vanno protetti in democrazia, altrimenti è pura carneficina. E, prima o dopo, ci proporranno anche di privatizzare il sindaco con la figura di un manager scelto dai Mercati, eliminando (finalmente) l'inutile costo della democrazia.