ROMA - Mario Monti il suo discorsetto ad Angelino Alfano, Pier Luigi Bersani e Pier Ferdinando Casini l'ha fatto. Come previsto. Ai leader dei tre partiti che sostengono il governo, riuniti insieme per la prima volta, il premier ha chiesto «un sì convinto» ai provvedimenti su liberalizzazioni e mercato del lavoro «necessari per garantire credibilità al governo e dimostrare agli investitori e ai mercati che l'esecutivo è in grado di attuare le misure per la crescita, godendo di un vasto e ampio sostegno politico». Ma più in là, il professore, non è voluto andare per evitare di riaprire la trattativa con i partiti che ha ritenuto chiusa venerdì scorso durante i tre vertici bilaterali. «Andrò avanti come previsto, tenendo conto delle vostre osservazioni», si è limitato ad aggiungere Monti. Data del varo: venerdì e non giovedì, visto che il vertice di Roma con Angela Merkel e Nicolas Sarkozy è stato rinviato ad altra data.Ebbene, nelle osservazioni di Pdl, Pd e Terzo Polo - per una volta in completa sintonia o quasi - c'è la richiesta di un provvedimento che non si limiti a inquadrare nel mirino farmacie, taxi, edicolanti, professionisti. «Tutta gente che vota», per usare le parole di Alfano. Ma che prenda di mira, «in un vasto e ampio piano di azione di sistema, i grandi monopoli, i poteri forti in modo da ottenere una riduzione dei prezzi e una ripresa dei consumi». Con un invito esplicito a Monti «superare e vincere le resistenze degli apparati».
Tant'è, che sottotraccia da Alfano e Bersani è arrivato un invito a Monti affinché affidi per intero al sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Antonio Catricalà, il compito di definire nei dettagli il decreto. E poi di seguirlo nel suo iter parlamentare per «evitare brutte sorprese». Nel Pdl e nel Pd, infatti, persiste una certa diffidenza verso il ministro dello Sviluppo e delle Infrastrutture Corrado Passera, considerato «troppo vicino ai poteri forti» per i suoi trascorsi alla guida di Banca Intesa San Paolo. Catricalà invece, grazie agli anni passati al timone dell'Antitrust, viene considerato «un alfiere della concorrenza».
E proprio ieri, mentre era in corso il pranzo di lavoro tra Monti e i tre leader, Catricalà e Passera hanno tenuto una lunga riunione. A palazzo Chigi qualcuno parla di «braccio di ferro». Di certo c'è che il ministro per lo Sviluppo e le Infrastrutture non è entusiasta delle proposte care al braccio destro del premier. Fonti accreditate riferiscono di «profonda diversità di vedute» sul progetto caldeggiato da Catricalà, fin dai tempi dell'Antitrust, di scorporare Snam Rete Gas da Eni e il controllo e la gestione della rete ferroviaria da Ferrovie per l'Italia, in modo da agevolare l'accesso alle reti ad altri concorrenti e ottenere una riduzione dei prezzi a beneficio degli utenti. Tra i due Monti media. Il faro del premier è varare un decreto «per estendere i benedici della concorrenza alla gente comune», ma allo stesso tempo Monti teme che alcuni «gioielli di famiglia» finiscano in mani straniere.
I distinguo, comunque, non riguardano solo Passera e Catricalà. Elsa Fornero, ministro del Lavoro, continua a tenere la guardia alta per evitare che nel decreto torni a galla l'idea di far salire a 50 dipendenti il tetto per l'applicazione dell'articolo 18 dello Statuto dei lavoratori, nelle aziende con meno di 15 dipendenti che si fondono o vengono incorporate.