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Data: 17/01/2012
Testata giornalistica: Il Messaggero
Tassisti, gioiellieri e baristi redditi medi sotto i 20 mila euro

Ma le farmacie sono sopra i 100 mila e i notai oltre i 300 mila
ROMA Il 2009, probabilmente, non è un anno buono per misurare l'andamento delle attività economiche: è stato un anno di durissima recessione, nel quale il prodotto interno lordo del Paese è crollato del 5 per cento, dopo aver perso già circa un punto nel precedente. Eppure anche con questa cautela di metodo, i dati sui redditi dei lavoratori autonomi rilevati nell'ambito degli studi di settore forniscono una fotografia molto dettagliata della situazione di professionisti, lavoratori autonomi e professionisti. Comprese le categorie che in questi giorni sono al centro dell'attenzione per le riforme liberalizzatrici allo studio del governo. La discussione (e le polemiche) si sono concentrate anche sui guadagni garantiti a chi può operare in un regime protetto, e sulla fedeltà fiscale degli interessati.
Consultando le tabelle diffuse ieri dal Dipartimento delle Finanze del ministero dell'Economia, si scopre dunque che chi ha un'attività di taxi o di noleggio con conducente ha avuto un reddito medio di 14.200 euro. Mentre gli per gli stabilimenti balneari il risultato è stato leggermente più contenuto, 13.600 euro. Sono cifre in linea generale confrontabili con quelle delle attività commerciali, con qualche oscillazione verso il basso o verso l'alto. Ad esempio, chi aveva un bar ha guadagnato in media 15.800 euro, mentre l'attività di albergo o affittacamere ha fruttato meno, 11.900 euro.
Su livelli relativamente bassi troviamo i calzolai (8.800 euro) oppure le lavanderie (9.800). Mentre va un po' meglio per le agenzie immobiliari (16.700) o per le autoscuole (23.800). Per chi fa il gioielliere o l'orologiaio il reddito medio è stato di 16.000 euro. I giornalai (altra categoria che potrebbe essere toccata dai provvedimenti dell'esecutivo Monti) hanno guadagnato 18.000 euro.
I valori medi sono decisamente diversi nel mondo delle libere professioni, ma con alcune notevoli differenze tra una categoria e l'altra. Se gli architetti si fermano a 30.500 euro, gli avvocati arrivano a 58.200 e i commercialisti e consulenti del lavoro a 60.300. Fuori classifica i notai, con 310.800 euro, ma anche coloro che traggono i proprio reddito da una farmacia hanno potuto contare in media su 109.700 euro: si tratta ovviamente dei titolari, non dei dipendenti che vi lavorano.
Proprio il confronto con il mondo del lavoro dipendente può attirare indubbiamente l'attenzione, anche se va fatto con le dovute accortezze. Sempre nel 2009, il reddito medio da lavoro dipendente dichiarato ai fini dell'Irpef è stato di poco inferiore ai 20 mila euro, dunque un valore più alto di quello derivato da molte attività commerciali e artigianali.
La discrepanza è certamente collegata con il fatto che i redditi dei dipendenti sono verificati (e tassati) in modo certo, alla fonte, attraverso il datore di lavoro. E dunque la possibilità di nascondere qualcosa al fisco è molto più limitata. Va anche detto però che i numeri sui lavoratori autonomi sono medie che comprendono anche i redditi, pari a zero o negativi, di coloro che nell'anno in questione hanno magari chiuso l'attività oppure l'hanno sospesa per motivi particolari o ancora l'anno esercitata in condizioni particolarmente sfavorevoli. Inoltre alcune di queste attività sono gestite a livello familiare, e dunque i redditi medi dei singoli contribuenti possono rappresentare solo una parte di quello complessivo generato dal singolo negozio.
Gli studi di settore sono la formula usata dal fisco per determinare parametri di normalità relativamente ai redditi di impresa o di lavoro autonomo, sulla base di un elenco dettagliato di parametri.

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