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Data: 17/01/2012
Testata giornalistica: Il Centro
Liberalizzazioni, serrata dei benzinai. Sette giorni di stop, il 27 si fermano anche i ferrovieri

ROMA. Prima ancora di essere varate, le liberalizzazioni dei professori preparano una lunga via crucis per i cittadini. Si marcia verso settimane difficili: i benzinai annunciano una serrata di sette giorni, i ferrovieri uno stop per venerdì 27 gennaio, mentre i rappresentanti dei tassisti incontrano oggi gli esponenti del governo a meno di una settimana dallo sciopero proclamato per il 23 gennaio. Con l'avvicinarsi del giorno in cui il decreto sulle liberalizzazioni sarà approvato, l'agenda delle proteste si infittisce, ma Mario Monti è deciso a procedere.
Il premier ribadisce la decisione al termine dell'incontro con il presidente del Consiglio europeo Herman Van Rompuy: «Ho rappresentato al presidente i progressi che stiamo realizzando, sia col decreto di dicembre sia con le misure di maggiore concorrenza che ci accingiamo a prendere questa settimana». Il via libera dovrebbe arrivare venerdì, e non giovedì come previsto. Il rinvio del vertice Italia-Francia-Germania del 20 gennaio dovrebbe infatti tradursi in uno slittamento a quella data dell'esame della normativa.
Ma la strada è costellata di ostacoli. Il fronte politico è in agitazione: i partiti premono perché si tocchino gli interessi forti, Ferrovie, Poste. «Noi siamo a favore delle liberalizzazioni» avverte il segretario del Pdl Angelino Alfano, «ma se è uno slogan dietro al quale si nasconde il favore a una categoria piuttosto che a un'altra, noi scopriremo il trucco». Interviene anche il presidente del Senato Renato Schifani: serve «un approccio complessivo e non parziale», possibilmente partendo dai «grandi settori dei servizi pubblici, dell'energia e degli ambiti di maggiore rilevanza» chiede, perché la crisi non consente «rendite di posizione».
I benzinai scelgono la lotta dura e proclamano uno sciopero di una settimana, con date e modalità da decidere. A incrociare le braccia saranno i gestori di Fisisc e Anisa Confcommercio, che protestano contro la fine dell'esclusiva di fornitura e definiscono «un chiodo nella bara della categoria» la norma che autorizza gli impianti a funzionare 24 ore su 24 in modalità self. Sciopero «intempestivo e precipitoso» lo bollano i gestori Faib Confesercenti e Fegica Cisl, con il Codacons che prepara denunce a magistratura e Commissione di garanzia. Mobilitati contro il governo anche i ferrovieri del sindacato Orsa che definiscono il decreto «un attacco al lavoro» che mette «una pietra tombale» sul contratto nazionale e annunciano 24 ore di blocco totale dei treni: disponibili al confronto, ma a patto che si eviti «il dumping occupazionale e una concorrenza basata su abbattimento di salari e diritti».
Restano in agitazione i tassisti, che ieri si sono ritrovati in centinaia al Circo Massimo di Roma con lo slogan «una licenza, un'auto, un turno» e la richiesta di maggiore flessibilità negli orari. Oggi alle 18 vertice con il governo, in una situazione critica: «Non ci faremo espropriare. Ci sarà più di uno sciopero» promette Uritaxi. Confermano la protesta gli avvocati, pronti a iniziative durante la cerimonia di apertura dell'anno giudiziario. E resta caldo anche il fronte delle farmacie: se la bozza del decreto sarà confermata, accusano le parafarmacie, segnerà «il nostro fallimento per legge».

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