ROMA. «Mettiamo a ferro e fuoco questa città». Dopo una giornata sulle barricate, trascorsa tra proteste, tafferugli e lancio di petardi, i tassisti smantellano a tarda sera, in un crescendo di rabbia, il presidio davanti a Montecitorio. Quando l'incontro tra i rappresentanti di 22 sigle sindacali e il segretario generale della Presidenza del consiglio Manlio Strano si conclude con una fumata nera, la tensione torna altissima. Esplodono petardi in via del Corso, dove a centinaia arrivati da tutta Italia aspettano da ore sotto gli striscioni, paralizzando il traffico di fronte ai poliziotti schierati in assetto antisommossa. I sindacalisti lasciano la sede del governo con in tasca un testo modificato rispetto alle bozze del decreto sulle liberalizzazioni circolate nei giorni scorsi e si preparano a riunire questa mattina a Roma il parlamentino che deciderà se accettare le proposte dell'esecutivo o scegliere la linea dell'intransigenza. Quella dello «sciopero a oltranza». Di chi invoca «la guerra civile» contro un governo che «ruba il futuro» e di chi urla: «Blocchiamo l'Italia».
La nuova ipotesi alleggerisce l'effetto della liberalizzazione del settore, demandando ai sindaci la scelta se incrementare il numero delle licenze complessive e rispetto al singolo autista, sparisce la seconda licenza, ma quando, poco dopo le 20, un delegato riferisce l'esito della riunione in piazza si scatena la rivolta. Due gruppi di manifestanti si azzuffano, volano calci e pugni. L'esasperazione cresce: «L'Italia è ferma se non si arriva a un accordo» grida un tassista di Napoli. Per la Cisl «è stato fatto un passo avanti», ma per Unica Cgil niente è cambiato. «Il governo mantiene le proprie posizioni» dice il segretario nazionale Nicola Di Giacobbe, annunciando la convocazione della categoria per oggi, alle 12, al Circo Massimo. L'incontro con l'esecutivo è fissato per il pomeriggio: «Il governo è disposto a vederci di nuovo per valutare, testi alla mano, che la liberalizzazione del settore non porta benefici concreti ai consumatori» dice il leader di Uritaxi (una delle sigle più rappresentative) Loreno Bittarelli, annunciando controproposte e confermando il giudizio «profondamente negativo».
I tassisti continuano a dire no al cumulo delle licenze, all'uscita dalla territorialità. Su questo non si tratta, è una battaglia che non ammette dissenso. Che gli animi siano inaspriti appare già chiaro nel primo pomeriggio durante il presidio dei mille al Circo Massimo, quando gli autisti napoletani, arrivati a centinaia, attaccano i colleghi romani per non aver scelto la via del blocco totale e per la scarsa partecipazione. Davanti a piazza Colonna un tassista in servizio viene aggredito: fischi, insulti, l'auto bianca viene bloccata, ma l'uomo riesce a restare a bordo e a fuggire. Episodi analoghi vengono segnalati al Circo Massimo, all'Eur, a Termini, a Fiumicino, dove si registrano disagi per la mancanza di taxi. Poco dopo le 15 davanti alla Galleria Sordi vengono lanciati i primi due petardi, i giornalisti vengono strattonati: «Andate via». Si sentono esplosioni anche al Circo Massimo. Il sindaco di Roma Gianni Alemanno chiede l'intervento della questura. «Vi faremo la guerra» urlano i manifestanti tra i fumogeni davanti a palazzo Chigi. «Monti, se tu liberalizzi andiamo a rubare». Gli animi si incendiano, la rabbia monta, e oggi i tassisti la riporteranno al centro di Roma.