La separazione della rete prevista dalle liberalizzazioni di Catricalà non convince Passera. Che rinvia la palla nel campo di Sergio Santoro FAUSTA CHIESA Le divergenze tra il sottosegretario Antonio Catricalà e il ministro Corrado Passera sullo scorporo di Rfi (rete) da Fs (holding) non si attenuano, ma la palla per ora è ferma e la partita è stata rinviata su un altro campo, quello della nascente Autorità dei Trasporti. Nella bozza del decreto sulle liberalizzazioni messa a punto dal sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, la misura era prevista: la rete, cioè l'infrastruttura ferroviaria, doveva essere sottratta al gruppo Ferrovie Italiane e passare al Tesoro. Qualche giorno dopo, indiscrezioni stampa confermate a F&M da esponenti politici della maggioranza indicavano frizioni tra i due, con il ministro per lo Sviluppo economico e i Trasporti più prudente sul dossier. Proprio Passera ieri ha affermato al Senato, in un'audizione in commissione Lavori pubblici, che la decisione spetterà all'Authority dei Trasporti: «La separazione della rete può essere contabile, manageriale, societaria e proprietaria. Noi siamo un Paese arrivato già al terzo livello: contabile, manageriale, societaria. L'Autorità che abbiamo istituito avrà tra i suoi compiti quello di decidere se, per assicurare un miglior servizio e un migliore funzionamento, sia necessario andare a un livello ancora maggiore». Dunque, la patata bollente esce dal decreto liberalizzazioni e va a finire molto probabilmente nelle mani di Sergio Santoro, presidente dell'Autorità per la vigilanza sui Contratti pubblici (Avcp) che, in base alla bozza del decreto e come anticipato da F&M - assumerà le competenze sui Trasporti. Santoro, come Catricalà, è un magistrato amministrativo proveniente dal Consiglio di Stato e potrebbe avere un sentire comune in tema di concorrenza. Ma nella costituenda Autorità entrerà anche l'Ursf, l'ufficio di regolazione dei servizi ferroviari che attualmente fa capo al ministero dei Trasporti, quindi a Passera. È probabile che la divergenza di vedute si trasferirà in quella sede. La decisione, se sarà presa, potrebbe avvenire in modo molto graduale, considerati i problemi che lo scorporo di Rfi potrebbe portare alle Fs: una minor forza nella battaglia con il concorrente Ntv, e soprattutto la perdita della maggior voce di ricavi e utili a bilancio. Utili che servono a Fs per compensare le carenze di altre società controllate e anche per essere più forte finanziariamente per competere all'estero. In loro assenza, Trenitalia sarebbe sottocapitalizzata rispetto ai colossi concorrenti degli altri Paesi Ue, molto indietro rispetto all'Italia in tema di liberalizzazione del settore. Un'altra questione riguarda l'Autorità sui contratti pubblici: se diventasse anche Autorità per i Trasporti le sue competenze sarebbero molto più ampie: da più parti politiche, Pd in primis, si preme affinché la vigilanza sia estesa a tutte le reti di trasporto, comprese strade e autostrade.