ROMA - Per colpa delle nuove norme sul sistema previdenziale varate a dicembre erano rimasti in mezzo al guado, con il rischio concreto di dover passare i prossimi 4-5 anni senza nè stipendio e nè pensione. Ora questi ex lavoratori, per i quali è già stata coniata una nuova definizione, gli esodati (da esodo), possono tirare un sospiro di sollievo: un emendamento a firma Pd-Pdl al decreto Milleproroghe all'esame della Camera, consentirà loro di rientrare nelle vecchie regole e quindi di arrivare alla pensione così come da piani antecedenti alla manovra salva-Italia. L'orientamento del governo è favorevole, anche se formalmente c'è ancora una riserva per verificare le coperture finanziarie.
Ma se un problema arriva a soluzione - sia Monti che la Fornero avevano dichiarato la loro disponibilità - per il governo Monti iniziano ad avvistarsi i primi scogli in Parlamento. Ieri l'aula della Camera, impegnata nella discussione sui rapporti con la Libia in tema di immigrazione, ha fatto da scenario ad una doppia sconfitta: approvando prima una mozione dell'Idv e subito dopo una mozione dei Radicali, entrambe con il parere contrario del governo.
La sconfitta è un segnale per il premier in vista dell'esame di provvedimenti più rilevanti, quali le liberalizzazioni che saranno varate domani e la riforma del mercato del lavoro in preparazione. Su quest'ultimo fronte lunedì prossimo si inizieranno a tirare le somme: tutte le parti sociali sono state convocate in mattinata a Palazzo Chigi. E iniziare la riunione con il problema delle pensioni ormai risolto del tutto, è un bel passo avanti per il governo.
L'emendamento al Milleproroghe - che porta la firma di entrambi i relatori al decreto in commissione, Gianclaudio Bressa (Pd) e Gioacchino Alfano (Pdl) - prevede per i cosiddetti esodati il mantenimento ancora per due anni delle vecchie regole in vigore al momento dell'uscita dall'azienda. Si stima che siano almeno diecimila i lavoratori, di cui la metà nelle Poste, che nei mesi scorsi si sono dimessi per motivi personali o perché l'azienda si trovava in crisi, con la speranza di poter andare in pensione nell'arco del 2012. Il varo delle nuove norme - che aboliscono le pensioni d'anzianità con le quote, e consentono l'uscita anticipata solo con 62 anni d'età e 42 e un mese di contributi, salvo penalizzazioni - ha cambiato le carte in tavola. E per alcuni di loro il raggiungimento dei requisiti, che sembrava a portata di mano, si è allontanato di anni. L'emendamento li rimette in gioco. Deroghe anche per i precoci, ovvero quei lavoratori che hanno iniziato a lavorare molto presto, a 15-16 anni: una volta raggiunti 42 anni di contributi (compresi eventuali periodi di maternità e leva, ma escluso il riscatto degli anni di laurea) potranno andare in pensione senza penalizzazioni anche se non hanno raggiunto il requisito anagrafico. Applicazioni delle vecchie regole pensionistiche anche per il personale della scuola che raggiungerà i requisiti entro agosto prossimo. Fra gli altri emendamenti al Milleproroghe da segnalare, infine c'è quello che riguarda la vendita degli immobili da parte delle Regioni in deficit sanitario e sottoposte a piani di rientro.