ROMA Arriva la nuova Autorità per il sistema dei trasporti. Se sarà confermata la bozza in circolazione, sarà l'Autorità per l'Energia, a cui è già stata affidata la regolazione dell'acqua, a cambiare pelle diventando l'Autorità per le reti. A lei faranno capo autostrade (fatte salve le competenze dell'Agenzia per le infrastrutture), ferrovie, aeroporti, porti e tutta la mobilità urbana collegata a stazioni, aeroporti e porti. Avrà la competenza anche sui taxi «per adeguare i livelli di offerta del servizio, delle tariffe e della qualità delle prestazioni alle esigenze dei diversi contesti urbani». Per esempio, potrà decidere, se lo reputerà necessario, un incremento del numero delle licenze o l'assegnazione di più licenze in capo ad uno stesso soggetto o ancora il rilascio di licenze part time.
Nel caso delle autostrade sarà l'Authority a fissare i criteri per tariffe, canoni e pedaggi e per le nuove concessioni indicherà sistemi di calcolo basati sul metodo del price cap (il sistema del tetto agli aumenti che costringe le società concessionarie a incrementi di efficienza). L'Autorità stabilirà le condizioni di qualità minime nei servizi di trasporto nazionali o locali che abbiano rilevanza di servizio pubblico. Definirà i requisiti dei bandi di gara e nel caso del trasporto ferroviario regionale verificherà che nei bandi di gara la disponibilità del materiale rotabile non diventi un requisito per la partecipazione o un fattore di discriminazione tra i partecipanti. Si tratta di regole che puntano a favorire l'ingresso di nuove imprese sul mercato liberalizzato e quindi a far crescere il livello di concorrenza.
Perché tutti i poteri in mano ad una sola Autorità indipendente? Per assicurare «l'uniformità e la coerenza del sistema in tutto il settore del trasporto». L'Autorità per l'energia, che si vede affidare queste nuove competenze, potrà aumentare il proprio organico di 80 unità. Il nuovo sistema punta ad una revisione completa del sistema dei pedaggi anche per le concessioni già in vigore. Viene disinnescata la mina della riduzione immediata della durata delle concessioni: sarà l'Autorità a stabilirlo e non più il decreto sulle liberalizzazioni. Il testo, invece, è molto chiaro sul meccanismo del price cap, già sperimentato su altri servizi (come per esempio l'elettricità). In pratica si fissa un limite massimo all'aumento dei prezzi dei pedaggi e questa soglia è vincolata ad un periodo pluriennale. In questo modo si finisce per porre un vincolo alla crescita dei pedaggi (oggi scattano in modo automatico) pari alla differenza tra il tasso programmato d'inflazione e l'aumento di produttività che può raggiungere il concessionario su base quinquennale.