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Data: 19/01/2012
Testata giornalistica: Il Centro
I tassisti: «Ci ascoltino o sarà l'inferno» Delegazione oggi a palazzo Chigi: no a doppia licenza, meno poteri all'Authority

ROMA. Una licenza, un tassista, un territorio. Quando mancano pochi minuti alle 18, nella spianata del circo Massimo che odora di fumogeni, migliaia di tassisti arrivati a Roma da tutta Italia, la stessa faccia stanca, la barba lunga di due giorni di attesa al freddo e di notti insonni in macchina, approvano per alzata di mano il documento unitario messo a punto dopo ore di discussione da 22 sigle sindacali nel parlamentino riunito nella sede romana del 3570. Preceduto dai cori contro Monti e le sue liberalizzazioni, dalle esplosioni dei petardi avanzati a Capodanno e dall'inno nazionale cantato con la rabbia di un urlo da stadio, la lettura della piattaforma conclude una giornata nera per il trasporto, a Roma come in tutte le grandi città, da Torino a Palermo: blocchi, stalli deserti e disagi perché, dicono, questa è «la guerra di chi non ha altra scelta» per vivere.
«Abbiamo lanciato petardi, non bombe. Non abbiamo attaccato palazzi pubblici» dice il presidente di Uritaxi e leader della protesta Loreno Bittarelli, prendendo la parola dal furgone trasformato in palco. «Non vogliamo perdere questa battaglia per colpa di quei pochi che vogliono sfasciare le auto: nessuna violenza con le trattative in corso. Se ci sarà bisogno di fare casino, lo faremo dopo». Conclusa l'assemblea, i rappresentanti dei tassisti italiani consegnano a Palazzo Chigi una piattaforma che dribbla l'Authority nazionale e stabilisce l'incremento del numero delle licenze in base alle esigenze del territorio e dopo consultazioni con sindacati e Comuni; la possibilità per i titolari di licenza di essere sostituiti da un altro autista superate le ore di guida; maggiore flessibilità negli orari e nelle tariffe; possibilità di modificare il servizio in base a particolari esigenze. «Se si vuole discutere di trasporto pubblico locale si discuta di tutti: noi siamo noi le aziende indebitate. Non ci faremo mangiare in testa da nessuno» dice Bittarelli. Dunque: nessuna trattativa sulla territorialità, no alla doppia licenza. Di più: sgravi Iva sul bene strumentale, carburante professionale, riconoscimento di malattie professionali e della categoria di lavoro usurante.
Sebbene in serata i rappresentati sindacali vengano ricevuti per alcuni minuti dalla Presidenza del consiglio, l'incontro con il governo slitta a oggi. Alle 12 le due piattaforme saranno messe a confronto, ma le posizioni sono lontane, perché la nuova bozza dei professori prevede una Autorità nazionale che stabilisca numero di licenze, aumento di autorizzazioni accompagnate da compensazioni una tantum, possibilità di cumulo, orari più flessibili, licenze part time, extra-territorialità. «Dicono che liberalizzano perché lo prevede l'Europa, ma la direttiva Bolkestein esclude i taxi dal provvedimento» spiega Michele Giovanetti, arrivato da Pescara.
Se l'accordo non ci sarà, i tassisti non arretreranno: «Siamo pronti al dialogo, ma se vogliono il braccio di ferro scateneremo l'inferno» dice Bittarelli, e le sue parole echeggiano nelle mille voci esasperate del circo. In questo clima arroventato, arriva la mossa della prefettura di Roma che rischia di inasprire gli animi: con un fax, chiede a Comune e Questura di segnalare «ogni disservizio che possa comportare l'interruzione di pubblico servizio» e diffida i tassisti, atto che potrebbe anticipare la precettazione. «Una pattuglia sta già fermando i taxi che passano per controllarli» fa notare uno dei manifestanti, «nel 2006 cominciarono così e ne denunciarono duemila». Si profila la precettazione anche a Napoli, dove questa mattina i tassisti sono convocati in prefettura. Ma nessuno vuole mollare, vedere una autorizzazione costata 120mila euro diventare carta straccia: «Ma chi se la comprerebbe una licenza a 60mila euro per guadagnare 800 euro al mese?» chiede uno. «È una speculazione: se falliamo noi, i grandi imprenditori rastrelleranno le licenze, come negli Stati Uniti» dicono gli autisti milanesi, «se aumentano le licenze, per noi sarà la lettera di licenziamento».

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