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Pescara, 15/06/2026
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Data: 19/01/2012
Testata giornalistica: Il Centro
Tangenti, arrestato l'uomo della ricostruzione. L'Aquila: ai domiciliari Santariga provveditore alle opere pubbliche

La ditta lavorava nel cantiere di Pescara del nuovo comando della Finanza e all'Interporto Marsica

L'AQUILA. Tre Lancia Delta col serbatoio pieno. Tappetini nuovi e arbre magique. E schede carburante. Per due anni. Così, l'imprenditore intimorito di perdere i lavori del comando della Finanza di Pescara mise fiducioso le chiavi in mano al provveditore aggiunto alle opere pubbliche Giancarlo Santariga. Sperando che, così, non gli saltasse quell'appalto. Viaggi gratis per l'uomo che ha in mano gli appalti della ricostruzione pubblica dell'Aquila. Il soggetto attuatore, dunque un controllore della regolarità di quegli appalti, divenuto controllato. E arrestato per opera di quegli stessi finanzieri che con lui condividono la sede di lavoro presente (la scuola allievi sottufficiali dell'Aquila) e futura (il comando da realizzare a Pescara). Nuova bufera sul Provveditorato opere pubbliche.
ARRESTI A CASA. Ai domiciliari, con l'accusa di concussione, l'alto dirigente ministeriale Santariga, 64 anni, di Tagliacozzo ma residente a Marino (Roma). Ieri mattina, agli uomini del comandante provinciale delle Fiamme gialle Giovanni Domenico Castrignanò è bastato bussare alla porta accanto per notificare l'atto che dispone l'arresto, richiesto dal pm David Mancini e condiviso dal gip Marco Billi. Santariga è l'uomo dei lavori post-sisma ma l'inchiesta nasce da Pescara. E prima ancora dalla Marsica. A legare con un filo rosso la costa e l'Abruzzo interno i lavori che la ditta Prismo Universal italiana spa effettua prima al Centro smistamento merci della Marsica e poi alla realizzazione del Comando Nucleo regionale e alloggi di servizio di Pescara (lungomare Giovanni XXIII). Appalti che ora il gip chiede di passare al setaccio.
LA CONCUSSIONE. La costrizione a dare una cosa non dovuta avviene ai danni di Agostino Bertoni, responsabile e direttore tecnico della Prismo, ditta che nel 2009 si aggiudicò l'appalto per la caserma pescarese. Santariga, come si legge nell'ordinanza, «abusando della sua carica di alto dirigente dei lavori pubblici», ha costretto l'imprenditore a farsi mettere a disposizione tre auto noleggiate con relativo carburante, che sarebbero dovute servire, in realtà, al direttore dei lavori e al responsabile unico del procedimento di quel cantiere per spostamenti e sopralluoghi. Le auto, invece, venivano usate da Santariga per scopi personali, spesso sull'asse L'Aquila-Roma e viceversa.
LA CLAUSOLA. Secondo le indagini condotte dai finanzieri del nucleo di polizia tributaria dell'Aquila, al comando del tenente colonnello Gianluca De Benedictis, la disponibilità delle automobili era stata prevista «in maniera molto anomala» all'interno di una «generica clausola» dell'appalto legato alla realizzazione della caserma di Pescara. Lavori assegnati ma non terminati perché, per difficoltà economiche dell'azienda, nell'estate 2011 c'è stata la rescissione del contratto alla Prismo da parte proprio di Santariga. Con la conseguenza che i lavori, aggiudicati con un ribasso d'asta del 36,36% (6.726.933 euro) non sono stati completati. Nella clausola, la ditta si sarebbe impegnata a fornire un'autovettura con finalità riconducibili alla specifica opera da realizzare. In realtà, già nei primi mesi del 2009, molto prima della consegna dei lavori (febbraio 2010) il dirigente ha indotto l'aggiudicatario a noleggiare e pagare la macchina «che utilizzava in via esclusiva servendosene per motivi di natura privata». Altri beni, sostiene l'accusa, sono stati forniti anche «con riferimento ai lavori del Centro smistamento merci della Marsica».
«NON ESISTE». La clausola «zz» dell'articolo 19 del capitolato speciale d'appalto per i lavori a Pescara fa balzare dalla sedia il provveditore interregionale Donato Carlea, il superiore di Santariga, che lo ammonisce. «Quella è una cosa che in tutti i capitolati speciali d'appalto d'Italia non troverai mai. È illegittima questa cosa qui, va bene?». E lo stesso Carlea apre la strada alla fase 2 dell'inchiesta. Quando parla di «corsie preferenziali» per le imprese che spalancano le porte a «ulteriori approfondimenti» chiesti dal gip.

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