La telefonata all'assessore effettuata il giorno prima della riunione della commissione Grandi Rischi
L'AQUILA. Che la riunione della commissione Grandi Rischi, che si tenne a Palazzo Silone all'Aquila il 31 marzo del 2009, fu convocata solo per mettere a tacere quelli che venivano ritenuti allarmi ingiustificati rispetto alla possibilità di una forte scossa, è cosa ormai acclarata. Se tutto ciò può essere qualificato come reato lo stabilirà il giudice alla fine del processo in corso davanti al tribunale dell'Aquila. Altrettanto chiaro è che i migliori esperti di terremoto d'Italia vennero all'Aquila solo per una chiacchierata amichevole da cui uscì un messaggio rassicurante che convinse molti aquilani a restare in casa nella notte fra il 5 e il 6 aprile del 2009 quando, alle 3.32, una scossa di 6.3 della scala Richter distrusse la città provocando 309 morti.
Ora spunta una telefonata che toglie ogni dubbio anche a chi magari ne aveva ancora. Si tratta di un colloquio che risale al 30 marzo del 2009. Da Roma Guido Bertolaso, allora capo del dipartimento della Protezione civile, chiama Daniela Stati, da poco tempo nominata assessore alla Protezione civile.
Bertolaso dopo avere rimproverato la Stati per un comunicato un po' troppo frettoloso fatto dagli uffici della Regione in cui si ipotizzava addirittura che non ci sarebbero state più scosse, comunica con tono perentorio all'assessore che il giorno dopo avrebbe mandato all'Aquila i migliori esperti di terremoto che l'Italia in quel momento aveva per «zittire qualsiasi imbecille, placare illazioni, preoccupazioni». Poi come un fiume in piena, con la Stati che replica con deferenza, quasi intimidita, Bertolaso continua: «Li faccio venire all'Aquila o da te o in prefettura... Decidete voi, a me non me ne frega niente... In modo che è più un'operazione mediatica, hai capito? Così loro, che sono i massimi esperti di terremoti, diranno: è una situazione normale... sono fenomeni che si verificano... meglio che ci siano cento scosse di 4 scala Richter piuttosto che il silenzio, perché cento scosse servono a liberare energia e non ci sarà mai la scossa quella che fa male...». Questa telefonata, finora inedita, è stata pubblicata ieri dal sito di Repubblica ed è stata scovata dal giornalista Giuseppe Caporale, fra le tante intercettazioni che fanno parte dell'inchiesta sul G8 che si doveva tenere alla Maddalena ma che, come noto, nel luglio del 2009, fu spostato all'Aquila. La cosa inquietante è che quello che Bertolaso dice alla Stati rispetto a cosa dovevano "stabilire" gli esperti, è esattamente ciò che fu comunicato agli aquilani in quella definita da Bertolaso «operazione mediatica» che una settimana dopo fu pagata con 309 vite umane. E operazione mediatica dovevano essere anche i funerali di Stato che oggi, dalle parole di Bertolaso, si apprende siano stati invece solo "solenni".
Il capo della Protezione civile non si preoccupa più di tanto della tragedia e del dolore dei parenti delle vittime ma rivolto a Letta dice, tutto preso dalla situazione, «fammi lavorare». Il lavoro era quello di garantire un posto in prima fila, nella migliore posizione per le telecamere, al presidente del consiglio Silvio Berlusconi. Il timore era che Berlusconi potesse finire in seconda fila, dietro alle più alte cariche dello Stato. Come risolse la questione? Il presidente del consiglio fu fatto mettere in prima fila, fra i parenti delle vittime, diventati comparse inconsapevoli di uno spettacolo in cui il primo attore doveva essere lui, Silvio. Ieri l'onorevole Giovanni Lolli ha diffuso una nota: «Ho ascoltato le parole pronunciate da Guido Bertolaso nella telefonata con l'assessore Stati Le ho trovate agghiaccianti. Compito della Protezione civile non è quello di tranquillizzare l'opinione pubblica addirittura ricorrendo a sceneggiate mediatiche, al contrario è quello di predisporre tutte le misure di prevenzione possibili tra le quali c'è anche quella di informare correttamente i cittadini e di renderli consapevoli dei rischi e dei comportamenti adeguati necessari. Presenterò una interrogazione per chiedere cosa pensi l'attuale Governo di questa vicenda».