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Pescara, 06/04/2026
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Data: 20/01/2012
Testata giornalistica: Il Centro
La Cgil: «La Val Pescara è al tracollo» Chiesto lo sblocco in tempi brevissimi dei fondi europei per le aree di crisi

PESCARA. La ripresa dell'occupazione e il risanamento del tessuto industriale della Val Pescara è legato all'erogazione di un fondo di 14 milioni di euro messo a disposizione dall'Unione europea. Ma, all'indomani dell'annuncio da parte della Regione Abruzzo, i sindacati lanciano l'allarme sui ritardi nell'erogazione delle risorse comunitarie, chiedendo «tempi certi e rapidi» e annunciando un'iniziativa unitaria entro febbraio.
Per rilanciare occupazione e sviluppo in un territorio che negli ultimi tre anni ha assistito al logoramento del tessuto industriale e alla perdita di 600 posti di lavoro, l'Europa ha messo sul piatto 4 milioni di euro destinati ai poli d'innovazione e 9 milioni e 650mila euro per i contratti di rete. I fondi Fas, se utilizzati al meglio, consentirebbero alle imprese in difficoltà di risalire la china e assumere personale negli gli stabilimenti che gravitano tra la zona di Bussi, l'area vestina e i paesi limitrofi. Ma il tempo per formulare e presentare i bandi di accesso ai finanziamenti è già agli sgoccioli.
Nel corso della riunione di mercoledì in Regione, in cui è parlato delle aree di crisi, in primo luogo della Val Pescara, è stata indicata la fine di febbraio come termine per consegnare i progetti. «Nonostante per noi sia già troppo tardi», osserva Domenico Ronca, segretario provinciale della Filctem Cgil, «dobbiamo fare in modo che venga rispettato perché la situazione nella Val Pescara è drammatica».
Secondo i dati resi noti dal sindacato che riunisce i lavoratori dei settori chimico, tessile, energia e manifatture, negli ultimi tre anni sono stati licenziati 280 operai solo a Bussi (120 dipendenti dell'azienda Solvay e 180 dell'indotto) e circa 200 tra le aziende del settore tessile dell'intera vallata. Si calcola che dal 2009 ad oggi abbiano chiuso i battenti otto medie industrie,con un numero di lavoratori che oscilla dai venti ai cento.
Sono due, in particolare, le partite rimaste ancora in sospeso nel piano di rilancio regionale: la bonifica e la reindustrializzazione di Bussi e lo sviluppo del polo dell'alta moda dell'area vestina. La Val Pescara costituisce la quarta area di crisi in Abruzzo, e quindi sottoposta all'attenzione del governo, dopo la Valle Peligna, la Val Vibrata e la Val Sinello.
«Il 2012», ha aggiunto Ronca durante un incontro che si è svolto ieri nela sede della Cgil a Pescara, «è iniziato male. Le prospettive di sviluppo ci preoccupano molto. Occorre un'immediata inversione di tendenza». A condividere le sue preoccupazioni anche i rappresentanti sindacali Angelo Marusco, Antonio Perseo e Giovanni D'Addario che, in compagnia dell'avvocato Angelo Tenaglia, hanno annunciato la costituzione di un tavolo per elaborare una bozza di accordo di programma. L'obiettivo è definire, entro la fine di febbraio, il percorso che porterà all'erogazione dei finanziamenti messi a disposizione dall'Unione Europea. «I tempi individuati dalla politica non sono mai reali», si rammarica Ronca, «e a destare preoccupazione sono anche le ultime vicende giudiziarie e le colpe dei politici sull'utilizzo delle risorse pubbliche emerse dalle intercettazioni telefoniche».

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