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Data: 20/01/2012
Testata giornalistica: Il Centro
Taxi, rivolta contro i delegati: «Venduti» Contestati i sindacati dopo l'ipotesi di accordo col governo, auto ferme anche oggi

ROMA. La scintilla che fa urlare al tradimento è una frase pronunciata da Loreno Bittarelli davanti alle migliaia del circo Massimo che rumoreggiano e fischiano dopo aver saputo che ogni decisione è di nuovo rinviata e che solo oggi, con il varo del decreto sulle liberalizzazioni, i tassisti conosceranno le decisioni del governo sulle loro richieste.
«Qualcosa stiamo cedendo, ma c'è la ragionevole certezza che possano accogliere le proposte su doppie licenze, cumulo, territorialità: se vogliamo facilitarne l'accoglimento, dovete riprendere il servizio» chiede il leader dell'Uritaxi mentre, alle 15, riferisce l'esito dell'incontro della delegazione di 23 sigle con il sottosegretario alla Presidenza del consiglio Manlio Strano. Non basta che si vada verso un'intesa, né che si profili l'apertura di un tavolo per discutere di Iva, carburanti, malattie professionali. Non basta che Ciro Langella, leader della protesta degli autisti napoletani, spieghi che alcune proposte del sindacato siano giudicate «indubbiamente ragionevoli» dal governo, come più tardi sarà confermato da un comunicato di palazzo Chigi. L'appello a riprendere i turni senza nient'altro che promesse accende la rabbia di chi, dopo giorni di lavoro perso e di notti senza sonno, si trova di fronte a una nuova attesa. La base si ribella: «Vergogna, vergogna». «Vi siete venduti, ci avete tradito» urlano. «Vogliamo tutto nero su bianco». Nessuno è intenzionato a riprendere il servizio senza avere certezze, costi quel che costi, fosse pure la precettazione, che si avvicina a Roma, Napoli, Milano. Centinaia di tassisti infuriati si stringono attorno al furgoncino usato come palco: Bittarelli e Langella, assieme agli altri rappresentanti sindacali, vengono accerchiati da una folla di colleghi che strepitano, minacciano, riescono a scendere e in qualche modo, dopo minuti di tensione alle stelle, riescono a risalire in auto mentre attorno si scatena la rivolta. I tassisti si radunano in gruppi, alcuni si mettono in marcia su via del circo Massimo, si vedono sciarpe sui volti, qualcuno spezza le aste delle bandiere. La rabbia si sfoga anche contro i cronisti: «Via le telecamere, via i giornalisti». Facce dure, risposte ostili.
Attorno all'area, presidiata dalle forze dell'ordine, il traffico va in tilt. Per oltre un'ora regna il caos, nei capannelli di tassisti infuriati si dibatte per decidere cosa fare, finché Pietro Marinelli, segretario dell'Ugl-Taxi, e Davide Bologna, leader delle proteste del 1998 e del 2006, unici sindacalisti rimasti, da una collinetta spiegano a un migliaio di colleghi rimasti le modifiche al decreto che il governo potrebbe accettare: limiti ai poteri dell'Authority (operativa da luglio), in una sorta di co-gestione con i Comuni; nessun incremento di licenze senza l'ok dei sindacati e dei sindaci; possibilità per i titolari di essere sostituiti da chiunque sia in possesso dei requisiti se necessario, ma nessun raddoppio delle licenze; flessibilità di orario e tariffe, con tetto massimo fissato dai Comuni.
«Per noi è il male minore, un compromesso per continuare a esistere» commentano alcuni mentre torna la calma. «Non siamo in grado di rifiutare» ammette Francesco, romano, «e ormai siamo tutti disperati». Ma il voto finale è per proseguire il blocco: «Fermi, fermi. Almeno fino a domani». Se ne vanno i toscani e i torinesi, stremati dopo cinque giorni. I tassisti campani riprendono la via di casa, ma minacciano di «occupare tutta Napoli» e annunciano: domani di nuovo a Roma in tremila. Mentre il circo si svuota, tra chi ha il turno di notte c'è chi è combattuto: «Io vorrei tornare al lavoro - commenta Marco - ma non credo che lo farò, ho moglie e figli, e non posso rischiare per qualche testa calda». Oggi si ritroveranno tutti al circo Massimo, e senza autorizzazione. «Speriamo per l'ultima volta».

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