Il giorno dopo l'approvazione del pacchetto da parte del Cdm, il premier Monti invita i partiti a non fare modifiche che mettano a rischio "la logica d'insieme". Il segretario del Pdl assicura l'appoggio del suo partito. Marcegaglia: "Sono sacrosante". Bersani: "Entusiasti, ma proporremo emendamenti"
PADOVA - Il giorno dopo l'approvazione del pacchetto 1 sulle liberalizzazioni, al termine della riunione fiume del Consiglio dei ministri, è il momento dei commenti e delle critiche. "Il Parlamento è sovrano. Noi illustreremo al Parlamento e ai partiti quale è la logica di insieme, come un po' già abbiamo fatto nei giorni precedenti. E sconsiglieremmo che dovessero far venir meno la logica di insieme", è l'invito che il premier Mario Monti rivolge alle forze politiche, parlando dell'ipotesi di modifica alle liberalizzazioni. E da Tripoli, a margine della sua missione in Libia, precisa: "Alzare gli stipendi non dipende dal provvedimento sulle liberazlizzazioni, sarebbe bello, ma non è così. Però la maggiore concorrenza, maggiore liberalizzazione e apertura dei mercati significano minori rendite di posizione, quindi a parità di condizioni, prezzi più bassi che moderano il costo della vita. Sono convinto che anche i partiti, seppur con i loro orientamenti diversi, potranno aver voglia di persuadere le singolo categorie che tali provvedimenti sono nell'interessa generale dell'Italia".
"Sosterremo le liberalizzazioni in Parlamento", garantisce il segretario nazionale del Pdl, Angelino Alfano al suo arrivo in Fiera a Padova per gli Stati Generali del Pdl del Veneto. "Noi apprezziamo lo sforzo del governo di aver portato avanti un tema a noi molto caro come quello delle liberalizzazioni. Noi siamo a favore delle liberalizzazioni - ha ribadito Alfano - con l'obiettivo che queste facciano un buon servizio al cittadino, riducendo i costi e offrendo servizi migliori". "Se queste liberalizzazioni saranno in grado di centrare questo obiettivo, non solo saremo ben lieti ma le sosterremo in Parlamento".
Anche per il presidente di Fli, Gianfranco Fini, "il complesso delle liberalizzazioni è positivo. Il Parlamento certamente discuterà con la dovuta attenzione le misure presentate dal Governo, ma era indispensabile fare ciò che il Governo ha fatto". E ha precisato: il governo "ha preso di petto questioni come le liberalizzazioni e l'evasione fiscale. Mi auguro che continui con la stessa determinazione sul mercato del lavoro".
"Noi siamo entusiasti che ci sia un governo che sta otto ore e non cinque minuti" sulle liberalizzazioni. Su queste ultime "proporremo di fare di più, lo proporremo con emendamenti precisi che si capiscano", è stato l'impegno preso dal segretario del Pd, Pier Luigi Bersani, nel suo intervento all'assemblea nazionale del partito. "Bisogna stringere o i provvedimenti vanno in cavalleria". Poi, riferendosi ad alcuni articoli pubblicati oggi sulla stampa, ha precisato: "Distanze da Monti? Io sono a sostegno di Monti senza se senza ma e senza tacere le nostre idee. È chiaro?", elencando i dubbi del Pd: "Metti che si scopra che i 500 notai in più sono quelli del 2009-2010. O si scopre che non c'è più l'equo consenso per i praticanti. Che si chiude il secondo canale per i farmaci, perché si mandano al macero le parafarmacie, in nome di un allargamento delle farmacie?". E ha concluso: "Chi dice che queste di oggi sono le prime vere liberalizzazioni, sta riscrivendo la storia".
Invita a non tener conto delle proteste su un provvedimento sacrosanto il presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia: "Le liberalizzazioni sono sacrosante perché non è più possibile che ci sia un pezzo di mondo che combatte ogni giorno, cioè le imprese coi loro lavoratori, e dall'altro un pezzo di mondo che scarica sull'altro eccesso di tariffe, costi e inefficenza - ha detto il numero uno di Confindustria nel suo intervento al convegno annuale della fondazione Italcementi -. È un tema fondamentale - ha aggiunto - ci saranno gli strilli: e lasciamoli strillare, l'importante è che il governo vada avanti con la barra dritta".
Meno certa il segretario della Cgil Susanna Camusso secondo la quale "le intemperanze liberalizzatrici ci porteranno dei guai", ha detto parlando in particolare degli orari di apertura dei negozi e sottolineando come invece ora al riguardo sono "tutti entusiasti perché si liberalizza tutto". "C'è una tendenza - ha aggiunto la Camusso - a dire che bisogna allungare l'orario di lavoro. È di per sé una straordinaria trasformazione, siamo tutti vittime dell'idea che essere costantemente raggiungibili dall'informazione. Ma bisogna riflettere sul fatto che non è forse vero che il problema è occupare tutto il tempo disponibile", bisogna pensare invece che così si "deprezza la cura delle persone, la salute, l'idea che si può avere attività che riguardano il tempo libero, la costruzione della cultura, della lettura". In merito, poi, all'umento dei salari del 12%, il segretario Cgil ha detto: "Se il governo ha detto una cosa di questo tipo ha detto una cosa di cui non se ne capisce la natura. Una cosa è dire che il Paese può riprendere a crescere attraverso le liberalizzazioni, perché ci possono essere elementi di risparmio, altro è parlare di aumento dei salari".
I provvedimenti che il governo Monti ha assunto sulle liberalizzazioni ''sono un primo segnale di rottura della staticità italiana sui temi di una maggiore concorrenza'', sostiene il segretario generale della Cisl, Raffaele Bonanni che chiede di ''stare attenti a non fare strafalcioni'' perché ''il governo non deve pensare di essere autosufficiente''. Con il dialogo sociale - ha detto ancora - ''si può fare ancora di più e meglio''.
Il pacchetto sulle liberalizzazioni varato dal governo Monti è "un primo passo verso la crescita, ma ne va verificata l'effettiva attuazione ed efficacia" per il segretario generale della Uil, Luigi Angeletti, seocndo il quale comunque si poteva "fare di più".
''Mi sembra più uno specchietto che un intervento sulle ragioni della crisi'', è l'opinione del segretario generale della Fiom, Maurizio Landini. ''Io continuo a vedere una serie di provvedimenti - ha aggiunto Landini - che non sono in grado di creare posti di lavoro, perché questo è il nodo centrale, il problema è un piano straordinario per gli investimenti''. Il numero uno della Fiom ha aggiunto poi che ''il governo dovrebbe invece cancellare l'articolo 8, perché ci vogliono contratti nazionali dai quali, peraltro, Fiat è uscita''.
Che il decreto presenti dei limiti non lo nega Anna Finocchiaro nel suo intervento all'assemblea nazionale del Pd, ma ciò non toglie che il pacchetto delle liberalizzazioni del governo Monti è una svolta: "Nel provvedimento delle liberalizzazioni intravvediamo dei limiti, ma quando mai sarebbe stata possibile pensare a un'operazione complessivamente così vasta?", ha sottolineato la presidente dei senatori del Pd. Ora, ha però avvertito, in Parlamento "andremo in fondo a ogni misura".
La necessità di un approfondimento è sottolineata anche dal capogruppo del Pdl alla Camera, Fabrizio Cicchitto: "Un provvedimento assai articolato, anzi, sminuzzato in decine e decine di interventi di varia dimensione di importanza, alcuni dei quali positivi, altri neutri, qualcuno negativo. È evidente che il provvedimento andrà approfondito a livello parlamentare", ha commentato. E ha aggiunto: "Siamo impegnati a fare andare avanti di esso tutto ciò che favorisce i consumatori e implica modernizzazione di medio o di piccolo calibro".
L'Italia dei valori, ricorda il leader Antonio Di Pietro, è sempre stata favorevole alle liberalizzazioni, ma prima di un giudizio conclusivo "voglio studiare bene le misure contenute nel decreto di ieri percheé ho la sensazione che il fumo sia molto e l'arrosto poco - chairisce Di Pietro -. Cioè che manchi proprio la cosa più importante: quelle liberalizzazioni che vanno a vantaggio dei consumatori di beni e servizi". "Tenere aperti i negozi e aumentare il numero delle farmacie va bene, ma a incidere davvero sulle tasche della gente comune sono altri capitoli. Mi sembra che su quelli Monti abbia ceduto ancora una volta alla resistenza di interessi potenti e ben rappresentati, sia in Parlamento che nello stesso governo. Si poteva, anzi si doveva, essere molto meno timidi in materia di banche, assicurazioni ed energia, perché sono quelle le voci che fanno la differenza tra il fumo e l'arrosto".
Profondamente deluso per il decreto è, invece, l'ex ministro Renato Brunetta: ''Se era necessario un super governo tecnico per le liberalizzazioni, forse, c'è molta delusione'', ha detto chiedendosi ''dove sono i provvedimenti sulle banche, e quelli sulle infrastrutture, i provvedimenti sull'efficienza del sistema? La crescita sullo sviluppo economico - ha evidenziato - non si fa con un po' più di farmacie e un po' più di taxi''.