ROMA. I farmacisti proclamano la serrata per il 1 febbraio e in altre date da definirsi, i tassisti confermano lo sciopero di domani e minacciano l'assedio a Palazzo Chigi. Con l'Ugl taxi, il sindacato più vicino alla destra, che invita tutti i sindaci italiani a unirsi alla protesta della macchine bianche e avverte «domani scende in piazza la rabbia». Il giorno dopo la lenzuolata sulle liberalizzazioni di Monti non si placa l'ira delle categorie toccate dalle misure. Sul piede di guerra benzinai, ferrovieri e avvocati che, in assenza di cambiamenti, sono pronti alla battaglia.
Dalla prossima settimana sarà un'ondata di scioperi. I primi a incrociare le braccia saranno i tassisti, domani. Poi, dalle 21 del 26 e per 24 ore saranno i sindacati di base delle ferrovie, l'Orsa, a scioperare per protestare contro la cancellazione dell'obbligo di applicare il contratto nazionale del lavoro: «Un attacco al lavoro». Il 1 febbraio toccherà alle farmacie. Federfarma accetta l'aumento del 10% dei punti vendita ma contesta la crescita degli esercizi di vendita fino a 7000 in più. Dal 13 al 27 saranno gli autotrasporti a fermarsi. Poi toccherà agli avvocati (domani e martedì). Per non parlare dei dieci giorni di sciopero indetti dai benzinai contro le nuove misure. Le date, in questo caso, non sono state ancora stabilite.
«I sacrifici ragionevoli» del governo tecnico per ora rischiano di scatenate un inverno molto caldo per il Paese. «Ci sarà un periodo di attesa dei mercati e di diffidenza delle categorie ma siamo sicuri di vincere la diffidenza e infondere la giusta fiducia», dice rassicurante Antonio Catricalà, sottosegretario alla presidenza del consiglio.
Le liberalizzazioni intanto dividono anche le parti sociali con Susanna Camusso che avverte: «Le intemperanze liberalizzatrici ci porteranno dei guai». Diametralmente opposto il giudizio di Emma Marcegalia: «Le liberalizzazioni sono sacrosante», dice la presidente degli industriali. Camusso e Marcegaglia parlano dallo stesso palco, quello della Fondazione Italcementi. La leader della Cgil è scettica, preoccupata dalla tendenza ad allungare l'orario di lavoro. Cita il recente contratto di bancari e la possibilità per i negozi di aperture flessibili. «E' un terreno su cui bisogna iniziare ad esplorare», dice ma sottolinea le contraddizioni di una misura che favorirà la grande distribuzione a scapito dei piccoli che «rappresentano l'eccellenza».
Camusso evidenzia comunque la presenza di «cose indubbiamente utili fatte». Entusiasta della lenzuolata la presidente di Confindustria. «Ci saranno gli strilli, lasciamoli strillare, l'importante è che il governo vada avanti per questa strada», dice Marcegaglia. Confindustria è soddisfatta perchè dopo tanti anni viene affrontato anche in Italia il tema del mercato e della concorrenza.
Camusso e Marcegaglia hanno già la testa al tavolo sul lavoro di lunedì, sgomberato almeno per ora dal tema dell'articolo 18 che Monti ha liquidato come questione «non preminente». «Andremo alla trattativa con grande senso di responsabilità: non vogliamo licenziare i lavoratori ma gestire le ristrutturazioni», mette le mani avanti la presidente degli industriali. «Sulle regole del lavoro sarà bene fare attenzione, non è vero che basta fare in fretta: vorrei che si evitasse ciò che si è costruito sulle pensioni», avverte Camusso.