ROMA - Mario Monti tiene il punto sulle liberalizzazioni «Nessuna dilazione», e alla vigilia dell'incontro con le parti sociali per il mercato del lavoro, che avrà luogo oggi a palazzo Chigi con i ministri Fornero e Passera, chiede che l'articolo 18 sui licenziamenti «non sia un tabù» né per i sindacati, né per il governo, né per le imprese. Perché occorre «un'apertura mentale da parte di tutti», avverte. Vuole rispettare la volontà del Parlamento, il premier, ma «se vogliamo aprire un dialogo con le forze sociali, non mi sento di dire in anticipo dove arriveremo». Il mercato del lavoro va semplificato, c'è bisogno di minori segmentazioni. Il governo andrà avanti con riforma dell'occupazione, «strettamente» legata alle liberalizzazioni, alle semplificazioni (nuove misure per questo fine settimana) e lotta all'evasione fiscale, «senza caccia alle streghe». In ogni caso, scandisce Monti, servono misure per i giovani e le imprese.
A Pd e Pdl che sulle liberalizzazioni hanno annunciato emendamenti per correzioni alle Camere, risponde che il governo non ha deciso se blindare il decreto. «Non so ancora se dovremo porre la fiducia, logico che ogni partito ritenga che si sia andati troppo avanti su certi filoni e non abbastanza su altri». In ogni caso giudica «nel complesso positiva» la reazione delle forze politiche che, però, hanno continuato anche ieri a mettere ciascuna i propri paletti. Altolà di Stefano Fassina, Pd a «toccare l'articolo 18». Stessa musica da parte del segretario confederale Cgil Fulvio Fammoni che dice: «Per noi l'articolo 18 fa parte dei diritti e non dei problemi». Fabrizio Cicchitto, Pdl, invece non vuole che le Camere varino un «testo-fotocopia» sulle liberalizzazioni. Per Monti, però, non ci sarà alcuna «dilazione», l'esecutivo non arretra. Per anni, dice, in Italia è «stato coltivato l'interesse delle singole categorie, ma ciò ha dato vita a una gabbia che fa danno al proprio Paese, che sprofonda».
Incalzato dalle domande di Lucia Annunziata, nella trasmissione In 1/2 ora (durata, in realtà, in via del tutto straordinaria quasi un'ora), il professore ha risposto, in modo indiretto, alle critiche del Pd, quando ha ricordato che sulle ferrovie è stato applicato lo stesso schema a cui ricorse Pier Luigi Bersani per liberalizzare il mercato dell'energia elettrica. Ha sottolineato che bisogna stare attenti «a non creare una situazione dove un eccesso di zelo astratto possa portare a vantaggi solo per le imprese straniere». Sulla scorporo Snam da Eni ha precisato: «Se non abbiamo detto che la separazione scattava all'entrata in vigore del decreto è perché si tratta di società che hanno azionisti e procedure da rispettare nei Cda». Sulle farmacie «non abbiamo fatto ciò che le forze politiche si aspettavano». Il Pil non si ingrossa da subito, «reagisce in modo impercettibile». Tuttavia, è stato un segno civile, perché «i cittadini vedono che ognuno fa uno sforzo di modernizzazione».
Non ci sta alle critiche sui poteri forti, Monti. «Non siamo servi delle banche. La mia storia personale dimostra che avrò infinite debolezze, ma non questa. Un ministro come Passera ha lasciato incarichi di prestigio per venire su una barchetta come questa, che ora sembra andare, mi disturba profondamente questa concezione». Sarà drastico con ministri in eventuale conflitto di interessi. «Sarò io a chiedergli di dimettersi». Non è turbato dalle contestazioni della Lega o dei forconi siciliani. «Ho visto che mi stanno contestando, è meglio sentirsi approvati ma fa parte dell'attività che temporaneamente svolgo». Chiosa: questo governo fa tante cose che rispondono alle istanze iniziali del Carroccio.