ROMA. Nel giorno dello sciopero nazionale dei taxi, sull'ala dura della protesta cala la mannaia. Mentre gli autisti napoletani portano a Roma la loro rabbia, annunciando di essere pronti «al fermo totale», la notizia che 441 tassisti partenopei sono stati denunciati per interruzione di pubblico servizio arriva a inasprire gli animi delle migliaia che in tutta Italia sono in piazza contro le liberalizzazioni. Alle auto bianche protagoniste dell'"occupazione" di piazza del Plebiscito dall'11 al 17 gennaio vengono addebitate una serie di violazioni, a cui si aggiunge la querela contro ignoti presentata da un tassista di Giugliano per minacce e aggressione da parte di altri colleghi.
«Se si fa il blocco, basta una telefonata e arriva qui tutta Napoli» urlano al microfono davanti ai duemila del circo Massimo i tassisti campani.
Ma se sulla necessità di continuare la battaglia tutti concordano, sui modi della protesta la categoria si spacca: da una parte chi vuole lo scioglimento dei turni, con tutte le auto nelle strade contemporaneamente, dall'altra chi è per il blocco. «Il governo ci ha preso in giro, quindi si va avanti: fino alla morte, fino alla morte, fino alla morte» grida il leader dell'Uritaxi Loreno Bittarelli, sottolineando però che, prima di decidere le nuove forme di mobilitazione, occorre aspettare l'esito degli incontri con i capigruppo dei partiti alla Camera e al Senato, il primo dei quali, con gli esponenti del Pdl, si tiene nel pomeriggio di ieri, mentre la riunione con il Pd si terrà oggi. L'obiettivo è raggiungere in aula gli obiettivi mancati col governo, anche se il testo del decreto non è ancora chiaro: «Assurde la doppia licenza e la licenza part-time, visto che si fa fatica ad andare avanti lavorando con un turno completo» spiega Bittarelli. «E non si capisce il ruolo della nuova Authority, che prevarica i compiti costituzionalmente garantiti a Regioni e Comuni: credo non possa essere accettato dai sindaci, né dai governatori».
Al Circo Massimo l'assemblea vota a maggioranza lo scioglimento dei turni sostenuto da Unica Cgil e da altre sei sigle (Fit Cisl, Ugl, Federtaxi, Atitaxi, Legacoop, Cisal) che preparano un documento da sottoporre al sindaco Gianni Alemanno: «Diciamo ai sindaci: se volete l'alleanza con noi, dateci la vostra. Sennò da domattina sciogliamo i turni e dimostriamo che ottomila taxi in strada Roma non li regge» dice Nicola Di Giacobbe, segretario di Unica. Nessuna unanimità, replicano gli altri sindacati, Uritaxi in testa, perché il "parlamentino" «non ha mai dato indicazione di scioglimenti dei turni». Il nodo sarà sbrogliato oggi con il voto, durante una riunione straordinaria delle 23 sigle, convocata ieri al termine dell'incontro interlocutorio con gli esponenti del Pdl guidati da Maurizio Gasparri. Ma mentre le consultazioni sono in corso, l'invito dei sindacati a tutti è: «Riprendete il servizio».
La polemica chiude male una giornata sulle barricate, coi taxi fermi nelle principali città. A Bologna il corteo di autisti provenienti da Emilia Romagna, Veneto, Toscana, Friuli-Venezia Giulia e Trentino-Alto Adige sfila con una bara. Una folla di tassisti marcia per le vie di Torino, dove una delegazione viene ricevuta dal governatore Roberto Cota, categoria unita a Milano dove centinaia di taxi si concentrano dietro lo stadio San Siro, e ancora a Firenze come a Perugia, a Pescara, Napoli, Palermo e Bari: «La partita - avvertono - non è chiusa»