ROMA - Dai blocchi stradali alla ricerca di una sponda politica. Non accenna a rientrare la protesta dei tassisti, che si dicono «pronti alla rivoluzione» contro il decreto sulle liberalizzazioni al varo del governo. Ieri lo sciopero nazionale delle auto bianche, per l'intera giornata, ha paralizzato il servizio quasi in tutta Italia.
Ma se il Circo Massimo, a Roma, è stato ancora una volta il cuore pulsante del malcontento della categoria, le organizzazioni sindacali hanno cominciato un vero e proprio giro di consultazioni con i principali partiti politici, a caccia di modifiche in Parlamento. Ieri pomeriggio, a Palazzo Madama, l'incontro con i gruppi parlamentari del Pdl, considerato il partito più vicino alle posizioni dei tassisti. Oggi sarà la volta del Pd, poi via via tutti gli altri. «Il Pdl ci ha dato il proprio sostegno - dice Pietro Marinelli (Ugl) - e anche loro hanno evidenziato altissimi profili di incostituzionalità del decreto. Da quando il presidente Napolitano firmerà il documento, ci attendono 70 giorni di battaglia parlamentare».
I punti caldi per i sindacati sono sempre quelli: la definizione dei poteri della nuova Authority, soprattutto per quanto riguarda numero di auto bianche e le doppie licenze compensative e quelle part-time. I tassisti chiedono che «nel testo definitivo del decreto venga rispettato il ruolo dei sindaci nelle scelte sul trasporto pubblico locale». Quindi la difesa del principio di territorialità, che almeno fino a oggi obbliga i titolari di autorizzazioni taxi a esercitare nel territorio del Comune che le ha rilasciate. Ma il sottosegretario alla Presidenza del consiglio Antonio Catricalà è ottimista: «Penso che i tassisti alla fine faranno una valutazione tra i costi e i benefici - sostiene l'ex presidente dell'Antitrust - e vedranno che per loro i benefici saranno più dei costi».
Le proteste, però, continuano. Non solo nella Capitale, dove ieri ai colleghi romani si sono aggiunti centinaia colleghi provenienti di altre città italiane, in una giornata caratterizzata anche da alcuni momenti di tensione. A Bologna il corteo è stato preceduto da una bara di legno, con sopra la targhetta di un taxi. Cortei e sit-in anche a Torino, Trento, Milano e Perugia. Tutto ciò mentre 441 tassisti napoletani sono stati denunciati per interruzione di pubblico servizio: si tratta per la maggior parte di coloro che dall'11 al 17 gennaio hanno occupato piazza del Plebiscito.
Adesso la categoria pensa a nuove di forme di lotta, anche se non sono esclusi altri giorni di sciopero. La protesta più gettonata dai tassisti è il cosiddetto scioglimento dei turni, che svincolerebbe le auto bianche dal rispetto della divisione in fasce orarie decisa dai rispettivi Comuni. «Gli faremo capire che a Roma le macchine ci sono, scioglieremo i turni per 15 giorni», promette il leader di Unica-Cgil, Nicola Di Giacobbe. Per questo è già pronto un documento, firmato da 7 delle 23 sigle sindacali, da inviare al sindaco Alemanno, affinché non sanzioni l'eventuale protesta dei tassisti. Ma dal Campidoglio fanno sapere che l'unica forma di protesta tollerabile è lo sciopero, «nelle forme e nei modi previsti dalla legge».
L'idea, però, non trova l'adesione totale dei sindacati che si spaccano. Il leader di Uritaxi e del 3570, Loreno Bittarelli, si schiera sul fronte del no, mentre l'Ugl appoggia la proposta di Di Giacobbe. Oggi si riunirà a Roma il parlamentino dei taxi, «e si voterà sullo scioglimento dei turni a livello nazionale», annuncia Marinelli. Ma qualcuno, al freddo dell'antica arena romana, ha già perso la pazienza ed è pronto a «marciare su Palazzo Chigi».