ROMA. «Siamo partiti con il piede giusto», assicura Elsa Fornero al termine del primo round con sindacati e Confidustria sul lavoro. Ma Susanna Camusso e gli altri leader sindacali gelano l'entusiasmo del ministro del Welfare: «Non c'è stata nessuna condivisione sulle linee-guida proposte dal governo, non sono linee su cui si sviluppa il confronto». Il convitato di pietra resta l'articolo 18, del quale ieri non si è parlato, ma il primo scoglio è quello degli ammortizzatori sociali. La riforma del mercato del lavoro prevede una stretta sulla cassa integrazione che resterebbe in vita solo per quella ordinaria (52 settimane). Tutti gli altri ammortizzatori riguarderebbero interventi dopo il licenziamento con una indennità risarcitoria. Sarebbero allo studio anche tipologie contrattuali modellate sul ciclo di vita delle persone. Quanto all'indennità di disoccupazione sarà introdotta ma non entrerà in vigore. La sua entrata in vigore sarà «dilazionata» perchè «la riforma degli ammortizzzatori sociali è un capitolo importantissimo ma dobbiamo considerare anche lo stato dei conti e le poche risorse che abbiamo», conferma Fornero.
Comincia in salita la trattativa sul lavoro. La giornata si apre con le dichiarazioni di Mario Monti e si chiude con il diktat del Pdl che minaccia di non appoggiare le liberalizzazioni se il governo non affronterà la materia con un decreto. «Servono buone soluzioni strutturali per il mercato del lavoro, il governo non procederà per decreto ma chiede che i tempi del confronto siano brevi», dice il premier prima di lasciare il tavolo per andare all'Eurogruppo. «Voi forze produttive avete il mondo dove competere noi governo agiamo in Italia e abbiamo un non facilissimo compito da condurre in Europa», ha aggiunto il Professore sperando che l'esito della trattiva aiuti lavoratori e imprese ma anche l'Italia nella Ue. «E' necessario chiudere il confronto in 3, 4 settimane», precisa Fornero aggiungendo che la riforma si farà «insieme alle parti sociali» perchè una riforma ambiziosa si deve fare con largo consenso. Cinque le linee guida del governo: tipologie contrattuali, apprendistato, flessibilità, ammortizzatori sociali e servizi per il lavoro.
I sindacati però non sono soddisfatti. Non si può partire con contenuti già prederminati e non sono accettabili «scelte unilaterali», dice Camusso. «Niente colpi di mano o la musica cambia», aggiunge il segretario della Cisl, Raffaele Bonanni riferendosi all'articolo 18. Drastico Luigi Angeletti (Uil): «Temo che il metodo suggerito dal governo possa favorire il disastro».
Anche Confidustria è contraria alla riduzione della Cig. «Il 2012 sarà un anno di forti ristrutturazioni«, spiega Emma Marcegaglia. La presidente degli industriali ha chiesto di lavorare a una maggiore flessibilità in uscita. E non è un mistero che gli industriali puntino alla cancellazione dell'articolo 18, tema per ora non affrontato al tavolo.
La trattativa riprenderà la prossima settimana. Ma per il governo la strada potrebbe essere in salita. Il Pdl non ha digerito che sulle liberalizzazione Monti abbia scelto la via del decreto che le rende subito operative e ora fa la voce grossa. «Dopo aver investito con un decreto il tema delle liberalizzazioni, per giunta con l'esplicito invito ad astenersi da modifiche in sede di riconversione, se non farà altrettanto sul lavoro non potranno che esserci conseguenze», minaccia Gaetano Quagliariello, vicecapogruppo al Senato.
Il decreto sulle liberalizzazioni approderà mercoledì a palazzo Madama. Per ora Monti può consolarsi incassando il «grande apprezzamento» del commissario Ue all'economia, Olli Rehn.