ROMA «Dobbiamo dare nuovi messaggi culturali: dobbiamo dire ai nostri giovani che se non sei ancora laureato a 28 anni sei uno sfigato, se decidi di fare un istituto professionale sei bravo e che essere secchioni è bello, perché vuol dire che almeno hai fatto qualcosa». Michel Martone, viceministro del Lavoro e più giovane componente del governo Monti con i suoi 39 anni, alla sua prima uscita pubblica non ha evitato la più classica delle bucce di banana, la parola di troppo. La definizione di «sfigato» appioppata a laureandi in non verdissima età ha subito scatenato un putiferio di reazioni.
A calmare le acque non è bastata la rapida retromarcia del viceministro («Non ho avuto la sobrietà necessaria, ma il problema dell'età media dei laureati in Italia esiste») anche perché in serata ha ribadito la sua posizione. «Ho toccato un tasto dolente, un nervo scoperto. Non mi pento di aver detto sfigato perché lo penso - ha ribadito - Mi dispiace solo di non essere stato più sobrio. Avrei dovuto dire: sbrigatevi a laurearvi».
Resta il fatto che Twitter, Facebook e le agenzie di stampa ieri sono state sommerse da una valanga di contumelie verso il vice-ministro. Decisamente in minoranza i suoi difensori. Anche perché, al di là della gaffe in sé, in molti devono aver approfittato dell'occasione per togliersi qualche sassolino dalle scarpe su Martone tornando a punzecchiare un viceministro già al centro di qualche controversia.
Professore universitario ordinario a soli 29 anni e autore di molti testi sul diritto del lavoro, Martone alla nascita del governo Monti era stato bersagliato da molte perplessità sulla sua presenza in un governo tecnico. Tutti sanno da che parte batte il suo cuore. E' nota la sua vicinanza politica all'ex ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi, e la sua militanza nella Fondazione Craxi. Il giovane professore inoltre è stato scelto come consulente del ministro Renato Brunetta, esponente di spicco del Pdl, e infine il padre Antonio, ex magistrato per anni presidente della commissione di garanzia sugli scioperi, nell'ambito delle indagini sulla P3 è finito sulle pagine di tutti i giornali per le sue frequentazioni con Denis Verdini. Polemiche sopite dalla decisione di Palazzo Chigi di assegnargli un pacchetto di deleghe abbastanza asciutto: occupazione giovanile, relazioni industriali e politiche del lavoro.
Questo non è bastato a salvarlo. «Ha usato parole sprezzanti», lo ha inchiodato Nichi Vendola, leader di Sinistra e Libertà. «Facciamo presente a Martone che i messaggi culturali positivi, su cui siamo pienamente d'accordo, sono ben lontani dall'assegnazione del bollo di sfigato a chi non si laurea entro i 28 anni», ha detto Antonio Borghesi, dell'Italia dei Valori. Anche un moderato come Marco Follini del Pd ha lanciato una buona frecciata: «Se la sfiga è un demerito, la fortuna diventa una virtù. Mi pare una china scivolosa. Argomento assai poco montiano», ha twittato Follini. Critica anche la Lega Nord.
Note diverse sugli spartiti del Pdl. «Non crocifiggiamo Martone per un aggettivo improprio che appartiene più al linguaggio dei giovani che a quello dei ministri - ha detto il deputato Giuliano Cazzola - Voleva soltanto ricordarci che in Italia il 46% degli studenti universitari finisce fuori corso». «Martone ha assolutamente ragione. D'altronde non è un reato non fare l'università. Chi scalda i banchi fino a 28 anni senza fare nient'altro è uno sfigato», rincara la dose Daniela Santanchè.
E gli universitari? Michele Orezzi, coordinatore nazionale dell'Unione degli universitari italiani si dice indignato: «Invitiamo Martone ad informarsi sulla situazione del sistema università nel nostro Paese, prima rilasciare simili dichiarazioni. Se conoscesse la realtà studentesca, non si sognerebbe neanche di fare certe affermazioni». «Disgustato» si definisce Claudio Riccio, portavoce nazionale della Rete della Conoscenza.
A completare la scena la reazione del «capo» diretto di Martone, il ministro Elsa Fornero. «Non mi ha fatto alcun cazziatone - ha rivelato ieri il viceministro ai microfoni del La Zanzara, trasmissione di Radio24 - Mi ha sorriso e mi ha detto di essere più sobrio».