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Pescara, 11/04/2026
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Data: 25/01/2012
Testata giornalistica: Il Centro
I camionisti: abbiamo perso tutto. Un autista di Pescara: ho tre figli e lavoro a stento

Angelo di Sambuceto: faccio lo straordinario per poter sopravvivere

PESCARA. «Con questo lavoro, nel 2011 ci ho rimesso 150 mila euro e l'anno prima altri 100 mila. Ho perso tutto quello che ho messo da parte in una vita».
Riassume così le ragioni della protesta che sta paralizzando l'Abruzzo e l'Italia uno degli autotrasportatori che, assieme a decine di colleghi, sta presidiando il casello autostradale Città Sant'Angelo-Pescara Nord dell'A14.
«Sono aumentati il carburante, le accise, le tariffe autostradali. Abbiamo pagato dai 40 ai 60 milioni delle vecchie lire per le licenze "conto terzi"», spiega il camionista che chiede di restare anonimo, «e ora non hanno più alcun valore».
Angelo, 44enne con due figli, da 26 anni lavora come autista per un'azienda di Sambuceto che possiede una ventina di mezzi.
«Ho un contratto che non risponde al lavoro che faccio. Il mio capo è una brava persona», osserva Angelo, «ma non ha la possibilità di darmi di più. La paga base di un autista è di 1.190 euro al mese e per arrivare ad una cifra che assomigli ad uno stipendio devo fare lo straordinario».
«Anche la normativa sugli straordinari è una beffa: lo Stato ci impone di fare 9 ore al giorno; lo straordinario non consiste in un maggior numero di ore, ma in un maggior numero di consegne da fare nelle stesse ore. Siamo una categoria sfortunata da sempre», conclude il camionista di Sambuceto.
Secondo Domenico, autista pescarese di 50 anni, «il problema sono i lavoratori stranieri, che si accontentano di cifre ridicole».
«Per non parlare delle aziende di trasporti che hanno sede in Paesi con costi più bassi e lavorano in Italia con le loro tariffe. Io lavoro a stento», racconta Domenico, «pur avendo tre figli e dovendo pagare un mutuo».
«La mia azienda esiste da tanti anni», prosegue Domenico. «All'inizio aveva 24 mezzi, ma ora ne ha venduti 13. Questi tagli non significano solo autisti in meno, ma, soprattutto, famiglie in meno».
«Se il titolare mi dice di non dover più lavorare», conclude il camionista pescarese «io cosa mi metto a fare a 50 anni?».

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