ATESSA. E' fermo ormai da due giorni il polmone dell'industria abruzzese. Lo sciopero degli autotrenisti ha messo in ginocchio la produzione in Val di Sangro imponendo uno stop forzato che comincia dalla Sevel, la fabbrica del Ducato che occupa 6.200 operai, e prosegue a catena in tutte le altre industrie dell'indotto.
Ieri la Sevel è rimasta chiusa per l'intera giornata a causa del mancato approvviggionamento delle merci.
La fabbrica che produce il Ducato Fiat si serve per il 70% del contenuto finale da forniture esterne. Pneumatici, motori, tutta la parte elettronica, le componenti in plastica, sono tutti materiali che arrivano da fuori.
Senza merci la Sevel è un gigante vuoto che non può mantenere i ritmi serrati che hanno assicurato reddito e un posto di lavoro ad un universo composto da oltre 10mila persone tra diretti e indotto.
La comunicazione dello stop delle linee è arrivata a singhiozzo nel corso della giornata di ieri. Prima l'annuncio del fermo dei turni della mattina e del pomeriggio di ieri, e poi, in serata, anche quello del fermo del turno notturno (22.15-5,45) e del turno di questa mattina (5,45-13,45).
«Se va avanti così», commenta Domenico Bologna, segretario provinciale della Fim-Cisl, «il rischio è che ci si fermi per tutta la settimana. Tutto questo non ci aiuta».
Per la Fiat, un fermo Sevel equivale in media a una mancata produzione di mille furgoni al giorno. Ora dopo ora, vanno in fumo centinaia di Ducato e con essi anche tutte le componenti assicurate dagli stabilimenti dell'indotto.
Assieme alla Sevel è ferma, da oggi fino a venerdì, anche la Hydro Alluminio (circa 200 dipendenti) che produce estrusi e profilati in alluminio. Stop anche per la Irma, una delle fabbriche più grandi dell'indotto Sevel che produce allestimenti speciali per il furgone, per la Isringhausen, che fa sedili, per la Htl, che si occupa della preparazione degli pneumatici e per la ex Ergom dove si producono plance e serbatoi.
Adesso il problema è capire come si farà a recuperare la prodizione persa.
«Oltre al danno per il fermo produttivo», dice Marco Di Rocco, segretario provinciale della Fiom-Cgil, «i lavoratori Sevel avranno anche la beffa di dover lavorare il sabato pagato non in regime di straordinario». E oltre alla Sevel in Val di Sangro sono ferme anche la Bimo e la San Marco. Apprensione per la Honda che per oggi ha convocato la riunione delle rsu e che potrebbe fermarsi da domani.
Intanto sulla fondovalle Sangro, assiepati nel distributore di benzina senza marchio Thomas, ci sono i protagonisti della battaglia che, assicurano più che mai decisi, «andrà avanti fino a venerdì».
«Gli operai di tutte le categorie dovrebbero essere solidali con noi», dice Ettore Tumini, autotrasportatore di Fossacesia, «perché noi lavoriamo per tutti i settori e paghiamo più di tutti il prezzo della crisi».