Iscriviti OnLine
 

Pescara, 11/04/2026
Visitatore n. 753.021



Data: 26/01/2012
Testata giornalistica: Il Messaggero
L'Italia dei furbi: finti poveri falsi invalidi e doppio lavoro. I controlli della Guardia di Finanza sui redditi illeciti

ROMA - I doppiolavoristi, gli eredi che continuano a percepire la pensione dei genitori morti, i finti poveri che compilano moduli dichiarando molto meno dei loro redditi per scavalcare i poveri veri nelle varie graduatorie, dalla scuola materna ai contributi per gli affitti o alle agevolazioni per le mense scolastiche. E poi i malati immaginari, i falsi invalidi, i finti terremotati e i truffatori di fondi Ue. Non c'è un identikit univoco dell'italiano furbetto. Quello che, con i suoi comportamenti eticamente e legalmente scorretti, drena denaro pubblico. Il rapporto della Guardia di Finanza sull'attività svolta nel 2011 contro le frodi di spesa pubblica, ci rimanda un quadro con tante foto dai lineamenti diversi: sono 18.000, complessivamente hanno truffato oltre tre miliardi di euro. Per alcuni il comportamento illegale è così culturalmente insito che nemmeno sono coscienti del reato.
Arrotondare il proprio stipendio da dipendente pubblico, ad esempio, con un secondo lavoro non dichiarato. Lo fanno in tanti e in molti lo tolleriamo. Le Fiamme Gialle negli ultimi tre anni hanno beccato in flagrante 3.300 dipendenti pubblici doppiolavoristi, di cui 1.140 nel 2011. Redditi indebitamente percepiti: 30 milioni di euro nel triennio, 6 nell'ultimo anno. Sanzioni comminate: 52 milioni di euro nel triennio, di cui 13 nel 2011.
Ma chi sono questi stakanovisti del lavoro? La mente va al professore del liceo che dà lezioni private a casa in nero. O all'impiegato che timbra il cartellino e poi esce dalla porta secondaria qualche minuto dopo per andare a svolgere le più svariate mansioni. O ancora al giardiniere del Comune che va a tagliare le siepi della villetta privata, magari con gli attrezzi comunali. Ma c'è di più, molto di più. Ci sono i superdirigenti che già hanno una busta paga pesante, giustificata da gravose responsabilità e carichi di lavoro che non dovrebbero lasciare il tempo per fare altro. E invece no. Il tempo ce l'hanno, eccome. Per fare consulenze a destra e a manca. Ben retribuite ovviamente, e non autorizzate. E' il caso di un dirigente «apicale» che in questo modo è riuscito a raggranellare la bellezza di 850.000 euro. Non è andata male - fin quando non l'hanno scoperto - nemmeno all'ingegnere comunale che ha racimolato 450.000 euro fuori busta. E le consulenze d'oro hanno fruttato 266.000 euro in più rispetto al regolare stipendio anche al docente universitario. I dipendenti pubblici in Italia sono oltre tre milioni, e quindi i 1140 furbetti scovati sono una piccolissima minoranza. Ma, dato che l'indagine in genere parte da specifiche segnalazioni, c'è da chiedersi: quanti altri ce ne sono attorno a noi? Badiamo bene: al dipendente pubblico non è vietato svolgere un altro lavoro nelle ore libere, purché non sia incompatibile o in conflitto d'interesse. E serve l'autorizzazione. Chi non la chiede evidentemente sa che qualche requisito manca.
Tra l'Italia dei furbi, una menzione speciale spetta a quelli che riescono a far resuscitare i pensionati morti. Nel 2011 le Fiamme Gialle, incrociando i dati con l'Inpdap, ne hanno individuato 79: per anni avevano incassato la pensione del congiunto sepolto. Quattro sono stati presi in flagranza di reato. Il danno accertato è di 8 milioni di euro.


www.filtabruzzo.it ~ cgil@filtabruzzo.it