ROMA - Due giorni fa, in via Rovani a Milano, baci e abbracci. Ma è bastato il voto di fiducia al milleproroghe alla Camera, per far riesplodere i contrasti. Umberto Bossi continua a premere affinché Silvio Berlusconi stacchi la spina al governo Monti. E usa parole forti: «Il Cavaliere è un po' una mezza calzetta, ha paura a mandare a casa il professore». Se la prende anche con Pier Luigi Bersani, il Senatùr, che passandogli accanto, gli sussurra una battuta: «Dai sostieni Monti!». «Vaff...» è la risposta dell'ex ministro delle Riforme. Il Cavaliere replica secco, senza spostarsi di un millimetro: «Noi siamo responsabili, non possiamo tirarci indietro dall'appoggiare Monti». Ne andrebbe, chiarisce, della credibilità stessa dell'Italia all'estero.
Non è ancora rottura tra gli alleati di ferro, come nel 1994, ma poco ci manca. Il tono dello scontro di alza ogni giorno di più. Il capo leghista dopo aver partecipato al voto sul milleproroghe, che ha ricevuto anche la fiducia del Pdl, usa parole da insulto. La premessa, rivolgendosi al Cavaliere, è sempre la stessa. «Io voglio far cadere la giunta in Lombardia. Lo ripeto, o cade il governo o cade la giunta della Lombardia». Bossi «spera» che l'esecutivo Monti non arrivi a Pasqua. Poi giù con battute poco amichevoli verso l'ex premier. Afferma di non sentirlo neppure al telefono. Poi giù una sferzata sulle vicende giudiziarie, ovvero sul processo Mills: «Non è stato abbastanza furbo da chiedere una buonuscita».
Berlusconi è in Transatlantico dopo essere uscito dall'aula. Viene avvicinato dai giornalisti, non ha sentito nulla. Assicura che c'è l'impegno a sostenere il governo. «Su Monti - aggiunge - è difficile fare critiche fondate». Cerca di gettare acqua sul fuoco: «Io sono sereno. Poi ci sono anche le ragioni della convenienza e della responsabilità. Al momento opportuno il centrodestra sarà compatto». Più tardi interviene anche Angelino Alfano, segretario Pdl, con un messaggio a Bossi: «Non accettiamo ultimatum e provocazioni». Alfano avrà anche un colloquio con Roberto Formigoni che aveva già bollato come «inaccettabili» le battute di Bossi. Secondo il governatore lombardo la scelta di appoggiare Monti rivela, semmai, la «responsabilità» di Berlusconi e Pdl. Al termine, è stato vergato un comunicato in cui si dichiara «piena identità di vedute» tra di loro. Dunque, Alfano avrebbe rassicurato Formigoni che non è a rischio. Che il Pdl è pronto a sostenere la giunta del Pirellone, nonostante i diktat imposti dalla Lega.
Anche se non tutto è perduto con il Carroccio, il dialogo corre ormai sul filo. Se si dovesse concretizzare la volontà leghista di andare da soli alle amministrative, può darsi che lo scenario possa cambiare. Nel Pdl è opinione piuttosto diffusa. Ma Berlusconi ha confidato ai suoi e ad Alfano che Bossi non romperà. Perché da sola la Lega non può reggere, non può andare lontano. La resa dei conti interna pesa anche sull'alleanza con il Pdl mentre i sondaggi scendono sempre più. In serata, vertice notturno a palazzo Grazioli.