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Data: 27/01/2012
Testata giornalistica: Il Centro
Tir selvaggio paralizza le fabbriche. Chiuse Fiat e Barilla, il Sud senza benzina, aumentano i prezzi degli alimentari

ROMA. Aziende costrette a chiudere, lunghi tratti di rete stradale e autostradale senza carburante, ancora blocchi dei Tir ai caselli, intimidazioni, arresti e denunce. Il blocco degli autotrasportatori che aderiscono a Trasporto Unito non si ferma, e pur essendo una minoranza nella categoria rischia di mettere in ginocchio l'intera economia del Meridione. Riflessi negativi dovuti alle merci ferme da giorni sulle autostrade, che si avvertono con meno intensità al Nord dove le concentrazioni di camion «ribelli» è molto più frazionata. E' indubbio che le strozzature delle autostrade del Sud facilitano «l'opera» di chi vuol bloccare il traffico dei Tir.
E l'Unione Europea è tornata a richiamare il governo italiano ai suoi compiti, cioè a far rispettare la libera circolazione delle merci. «Tutte le interruzioni della libera circolazione delle merci, uno dei principi fondamentali sanciti dal trattato dell'Unione europea, sono proibite tra gli stati dell'Ue» ha ribadito il vicepresidente della Commissione Ue Antonio Tajani ieri mattina in un colloquio telefonico col ministro dell'Interno Anna Maria Cancellieri.
Ma la linea morbida scelta dal governo Monti, la «delega» ai prefetti di ordinare lo sgombero delle zone presidiate dai Tir, non sembra funzionare. Sono rari i casi di prefetti che emanano ordinanze in questo senso. E ora l'Italia oltre al danno economico colossale prodotto dalla protesta dai camionisti di Trasporto Unito, rischia anche la beffa di una procedura di infrazione da parte della Ue. «Anche se le condizioni delle strade italiane sono in miglioramento - ha aggiunto Tajani - lo Stato deve informare la Commissione dell'azione che le sue autorità hanno preso o intendono prendere perché il libero movimento delle merci sia assicurato». Preoccupazione viene espressa anche dal segretario della Cgil Susanna Camusso che parla di protesta «giusta e legittima» di cui però non condivide i modi. «Nel Paese i prezzi del carburante sono gravati da una quantità di tasse incredibile, ma si fa fatica a capire perché per qualcuno questo sia un tema tale da giustificare il blocco del Paese, mentre per esempio non debba esserlo altrettanto per gli altri lavoratori. Ogni protesta deve sempre guardare all'esistenza complessiva del Paese».
Le conseguenze pratiche dei blocchi sono molto serie. La benzina scarseggia in Campania e in Calabria, dove ieri sera le prefetture hanno deciso di far arrivare autobotti di emergenza per i mezzi di pubblica utilità, scortate dalle forze dell'ordine. Gli stabilimenti Fiat di Melfi, Cassino, Pomigliano, Mirafiori e la Sevel ieri sono rimasti fermi per il terzo giorno consecutivo. Blocco della produzione negli stabilimenti della Barilla a Melfi e a Foggia con cassa integrazione per i dipendenti, ma si potrebbe arrivare al blocco di tutte le nove fabbriche. Stop anche per gli impianti della Coca Cola di Marcianise (Caserta) e Vulture (Potenza). Ferie forzate per i lavoratori. In difficoltà anche Granarolo, gruppo alimentare bolognese, che ha molte partite deperibili bloccate al Sud. Ma sono numerose le aziende che potrebbero accusare gravi problemi e perdite economiche nei prossimi giorni. «Un danno enorme, ogni giorno si perdono centinaia di milioni di euro» dice il presidente di Despar Italia Antonino Gatto. Alle stelle i prezzi dei prodotti ortofrutticoli, mentre Coldiretti denuncia che sono circa centomila i lavoratori impegnati nella raccolta, confezionamento, immagazinaggio e trasformazione dei prodotti alimentari deperibili come fiori, frutta e verdura che si sono dovuti restare a casa.

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