Iscriviti OnLine
 

Pescara, 11/04/2026
Visitatore n. 753.021



Data: 27/01/2012
Testata giornalistica: Il Tempo d'Abruzzo
Testa fa sul serio: «Il dragaggio o mi dimetto». La marineria è in ginocchio a causa degli infiniti ritardi nella pulizia dei fondali

Porto. Il presidente della Provincia e commissario straordinario lancia l'ultimatum per sbloccare la situazione

Il dragaggio è fermo, i ritardi continuano, la ditta Gregolin chiede i danni e persino Guerino Testa, che finora aveva mostrato una pazienza degna di Giobbe, ha detto basta lanciando un ultimatum. «L'Ispra ci ha chiesto di aspettare fino a mercoledì prima di decidere, - ha detto - per quella data voglio avere la certezza che i lavori di dragaggio riprendono, altrimenti sono pronto a dimettermi». Glielo aveva chiesto la marineria come gesto forte dal punto di vista politico, lui vorrebbe portare a termine il compito assegnatogli, però... «Però, se mi costringono lo farò, così magari il clamore arriverà fino a Roma nei palazzi del potere. Se serve a sbloccare la situazione riconsegno il mandato e, mi dispiace dirlo, se serve chiedo pure al comandante Pozzolano di chiudere il porto». Al pari dei pescatori e degli imprenditori portuali, Testa si sente beffato: «Sono passate due settimane dall'ultima riunione, l'Arta e il Noe avevano promesso solennemente di consegnare subito all'Ispra le rispettive documentazioni per consentire di verificare la procedura seguita. Ebbene, l'Arta l'ha fatto dopo due giorni, il laboratorio di Brescia, al quale si erano rivolti i carabinieri del Noe, ci ha messo dieci giorni in più, il 25 gennaio. Non solo, ma ha inviato le carte in due riprese. Il 13 gennaio avevamo fatto un patto d'onore davanti al prefetto D'Antuono che non è stato rispettato». Le conseguenze di questi ritardi sono che l'Ispra non può ancora emettere il verdetto su chi ha seguito la procedura corretta e chi no. Andrà a finire che mercoledì prossimo, l'Istituto scoprirà che sia l'Arta sia l'istituto bresciano hanno adottato le modalità giuste e così dovrà chiedere a entrambe le strutture di analizzare un campione "cieco" dei fanghi prelevati alla dàrsena commerciale per capire chi ha torto e chi ha ragione. L'ultimatum di Testa nasce anche dalla paura che serviranno tempi supplementari per definire la tragicomica questione. Parole forti da parte del commissario, ancora più esplicite dal sindaco Mascia, che ha accusato più volte il laboratorio di Brescia di «irresponsabilità». «L'Arta ha messo a disposizione le sue analisi, - ha aggiunto - mentre mancava l'altra parte, proprio quella che, tra l'altro, il 12 dicembre scorso ha bloccato il dragaggio della Gino Cucco. E poi ricordo che il perito che ha bloccato il dragaggio è lo stesso che ha stoppato il ripascimento del litorale sud: sono passati otto mesi e non abbiamo mai saputo perché». Gli strali sono arrivati da tutte le parti: Daniele Becci, presidente della Camera di Commercio, ha ricordato che «il tribunale del Riesame ha disposto il dissequestro della draga con motivazioni molto chiare, però da allora nulla è cambiato». Bruno Santori della SanMar ha rivelato che «i danni e i danneggiati si conoscono, l'unico che non si conosce è il responsabile di questo disastro. Pensate, tre compagnie di crociera mi hanno detto di essere interessate a venire nel nostro porto e io non ho saputo cosa rispondere, vi pare una cosa possibile?». Ancor più duro Mario Amicone, direttore dell'Arta: «Non ci stiamo più a questo gioco, l'Arta non ci sta più a essere messa sotto esame, fin qui abbiamo accettato tutto il fango che ci è stato lanciato addosso per non creare problemi al commissario Testa. Ma è lampante come il sole che la nostra procedura è corretta e che il risultato delle nostre analisi è sacrosanto. Qualcun altro, invece, ha giocato in modo scorretto, aspettando che fossimo noi a consegnare per primi la documentazione».

www.filtabruzzo.it ~ cgil@filtabruzzo.it