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Data: 27/01/2012
Testata giornalistica: Il Messaggero
I prezzi corrono più dei salari differenza record da 17 anni. A dicembre il divario tocca l'1,9%, non accadeva dal 1995

ROMA Salgono poco o niente le buste paga e, quando salgono, restano comunque sempre molto al di sotto rispetto all'aumento del costo della vita. Due numeri dell'Istat sono sufficienti a disegnare lo scenario: le retribuzioni contrattuali orarie, nello scorso mese di dicembre, sono cresciute appena dell'1,4% rispetto al dicembre del 2010, mentre il livello dell'inflazione si è portato al più 3,3%. Una differenza di 1,9 punti percentuali che è la più alta dall'agosto del 1995. Cioè da diciassette anni a questa parte. Il nostro istituto di statistica dice anche che nell'arco di tutto il 2011 le stesse retribuzioni sono cresciute mediamente dell'1,8% sul 2010 a fronte di una inflazione che ha toccato il più 2,8%, cioè un punto secco che vuol dire la crescita media annua più bassa dal 1999.
Sempre a dicembre gli incrementi tendenziali di stipendio sono stati mediamente del 2%, quasi interamente assorbiti dal settore privato, visto che nella pubblica amministrazione i rinnovi dei contratti sono stati bloccati per contenere le spese. Anche nei comparti del credito e delle assicurazioni si registrano variazioni nulle. I settori che presentano gli incrementi maggiori sono quelli militari-difesa (+3,3%), forze dell'ordine (+3,1%), gomma-plastica e lavorazioni minerali non metalliferi (+3,0%).
Alla fine dello scorso dicembre i contratti collettivi nazionali in vigore per la parte economica corrispondevano al 68,6% degli occupati e al 63,1% del monte retributivo. Mentre il 31,4% - un lavoratore su tre - era ed è ancora in attesa di nuovo contratto, il 10,7% nel settore privato. Su un totale di 48 contratti in vigore, altri 30 restano da discutere e definire. Oltre la metà di essi interessano l'apparato pubblico. Complessivamente i rinnovi riguardano 4,1 milioni di dipendenti. All'interno della macchina statale sono sedici i comparti in standby. Cioè con stipendi congelati fino al 2014. Vi lavorano 3.400.000 persone, quasi due milioni e mezzo come dipendenti diretti e i restanti sono i cosiddetti «non contrattualizzati», cioè forze dell'ordine, docenti universitari, magistrati. Probabilmente non vedranno la firma sui nuovi accordi collettivi nazionali prima del 2016, o giù di lì, considerando che le ultime intese sono state sancite nel 2008-2009. E se, in base ai rilevamenti Istat, l'attesa media per i rinnovi è di 24,9 mesi (di 27,6 nei settori privati) gli statali tra la firma dei vecchi e dei nuovi contratti potrebbero dover attendere un decennio.
In totale nell'arco dello scorso anno sono stati siglati 19 contratti che fanno riferimento a poco più di 3,1 milioni di lavoratori dipendenti. Quasi tutti nel privato. Hanno durata triennale sia per la parte normativa che per quella economica, secondo le regole del nuovo sistema introdotto nel 2009. L'Istat certifica anche che a gennaio la fiducia dei consumatori resta stabile al 91,6, identico livello a quello registrato a dicembre - il dato più basso dal 1996 - mentre la previsione era per una crescita fino a 92 punti.

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