«SE RESTERANNO sordi alle richieste del nostro territorio siamo pronti a manifestare a Roma insieme con le altre province della costa Adriatica che hanno subito analoghi tagli». Il presidente della Camera di Commercio Alberto Drudi guida con decisione la "fanteria" verso il binario 1 della stazione di Pesaro, dove si è consumata la prima vittoriosa battaglia della guerra ai tagli di Trenitalia. La massiccia adesione del sistema associativo al sit-in, infatti, ha contribuito al successo (circa duecento i partecipanti) del presidio organizzato da Camera di commercio e Provincia per protestare contro il taglio alle fermate dei treni a lunga percorrenza e contro la soppressione della linea Pergola-Fabriano. «Nel nostro caso - dice Drudi - è stato soppresso l'80 per cento delle fermate riguardanti la linea da e per Milano, il 50 per cento da e per Roma, il 100 per cento da e verso Lecce e l'intera linea Pergola-Fabriano, ora interessata da ipotesi di recupero almeno parziale». E' STATA una mobilitazione trasversale e bipartisan, quella di ieri. Un presidio coloratissimo nelle bandiere portate dalle associazioni di categoria e nei gonfaloni delle amministrazioni pubbliche: un perentorio messaggio a Trenitalia nei cartelli esposti "No all'isolamento" e "Ridateci gli Eurostar". E l'assessore Renato Claudio Minardi, che porta anche l'adesione convinta del presidente della Provincia Matteo Ricci (influenzato), dà la linea: «E' una battaglia di civiltà per i nostri diritti. Difendiamo la mobilità e i collegamenti veloci, visto che non abbiamo l'alta velocità. Trenitalia non può isolarci unilateralmente, né giustificare la soppressione delle fermate nelle nostre stazioni con la motivazione che vanno abbattuti i tempi di percorrenza. Le stazioni di Pesaro e Fano, sommate, servono un bacino di 160mila abitanti, il 50 per cento in più di Ancona. Così vengono penalizzati il sistema economico, il turismo e i cittadini». Alla fine tutti contenti, anche il sindaco di Pesaro, accompagnato dall'assessore alla Mobilità Biancani. «E' stata un'importante manifestazione a favore dei cittadini - ha detto Ceriscioli - che utilizzano il treno per il loro lavoro e per i loro spostamenti e si vedono penalizzati da tagli incomprensibili perché si tratta non di treni che non ci sono, bensì di treni che non si fermano più qui». Con un'occupazione simbolica dei binari molti, tra amministratori e politici, si sono fatti portavoce dei tantissimi pendolari che si sono visti sottrarre inspiegabilmente un bene primario. «Una adesione totale e convinta - hanno detto il segretario provinciale della Cna, Camilla Fabbri e il vicepresidente nazionale dell'associazione, Giorgio Aguzzi (accanto a loro le altre associazioni: Confcommercio, Confesercenti, Confartigianato e anche Legambiente) -. Una protesta ancor più totale e vibrante visto che molti imprenditori usano abitualmente il treno per lavoro. Non bastasse la crisi economica dobbiamo sopportare oltre che una assurda discriminazione sul fronte dei collegamenti anche ad una insopportabile delegittimazione dal punto di vista infrastrutturale e di sviluppo». E il senso del sit-in, forse, è racchiuso nel commento di Terenzio Ciaroni, 59 anni, associato Cia provinciale: «Per andare a Roma ormai facciamo prima ad andare a piedi».