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Data: 28/01/2012
Testata giornalistica: Il Messaggero
La volata di Chiodi per il voto «Così l'Abruzzo si sta rialzando» Il governatore: «Eravamo i più indebitati, ora respiriamo»

«Eravamo partiti così, conosciuti come la regione più indebitata d'Italia, con la più alta tassazione per le imprese e il commissariamento della classe dirigente per la sua incapacità di dare risposte. Oggi abbiamo ridotto l'indebitamento del 14% e parliamo di 800 milioni di cambiali in meno per i giovani abruzzesi. Finalmente - incalza Chiodi - si comincia a capire che il grave malessere della nostra società è il debito pubblico, che toglie quote di futuro alle nuove generazioni».
Il tema è quello del risanamento dei conti, sul quale il governatore si sofferma con punte d'orgoglio e punzecchiature continue agli avversari politici. Ma c'è il Patto per lo sviluppo, che si è arenato sulle critiche e le posizioni dure assunte dalle parti sociali. Ci sono gli osservatori esterni, come appunto il quotidiano economico di Confindustria che collocano il governatore della Regione. Chiodi prova a replicare con le cifre «perché - spiega- si può dire di tutto e il contrario di tutto, ma alla fine sono i fatti, i risultati, che contano».
Tassazione, costi della politica, gestione della macchina amministrativa. L'Abruzzo elefantiaco degli sprechi, della distrazione dei fondi della sanità, del malaffare, degli incarichi spropositati negli enti di sottogoverno, elargiti a man bassa per compensare gli aiuti elettorali di amici e parenti. Quell'Abruzzo poco virtuoso e molto propenso al peccato, più volte raccontato da Remo Gaspari, non esiste più e non ha un futuro secondo l'analisi di Chiodi: «Si tratta di cambiare i costumi di una intera società, un salto culturale al quale occorrerà fare l'abitudine».
Oggi le risorse sono quelle che sono e occorre utilizzarle al meglio. Chiodi fa molti esempi per portare altra acqua al suo mulino. Come la gara unica istituita nel settore della sanità per l'acquisto di beni e servizi: farmaci, vaccini, informatica con un risparmio in tre anni di oltre 64 milioni di euro. Una economia, fa osservare il presidente della Regione, che compensa il deficit di 67 milioni di euro della mobilità passiva, un altro fardello sul bilancio regionale che ha conosciuto la sua forte impennata nel 2009.
Chiodi ha fatto riferimento anche al taglio di 250 nomine in enti partecipati e società: «Posti e prebende elargiti in passato per compensare chi aveva sostenuto le varie coalizioni». E ancora, alla riduzione del numero di dipendenti e dirigenti della Regione (questi ultimi passati da 113 a 82) che affollavano la pianta organica nel 2008; nonché alla cancellazione e all'accorpamento di consorzi e confidi. Tutto questo, spiega il presidente, in un Abruzzo che ha avvertito i morsi della crisi internazionale ma che nonostante tutto ha mostrato una certa tenuta rispetto al resto del paese e del Mezzogiorno, anche se l'ultimo trimestre del 2011 dice che ci sarà ancora da soffrire. E a proposito di indicatori economici, Chiodi ne ha per tutti, anche contro le Cassandre dei sindacati: «occhio a certi studi, perché anche gli economisti sbagliano». Lui però le cifre continue a darle, come quelle sull'export relative al 2011: Abruzzo (+17%), Italia (+13,5%). Anche sull'incremento dei consumi (+0,8% nel 2011) le cose andrebbero meglio che nel resto del paese (+0,5%) e così per l'occupazione, riferita però all'anno 2010 (+1,7% contro lo 0,2% della media nazionale). Come dire, l'uscita dal tunnel è ancora lontana ma la Regione dei parchi è in buona posizione per riveder le stelle.

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