L'AQUILA - Manette anche per l'amministratore unico della società Welfare Net, Daniele Peca, una delle così dette società satelliti del colosso Ecosfera per la quale qualche settimana fa scattò il blitz che portò in carcere i titolari della stessa società, i coniugi Gruttadauria, la dirigente regionale abruzzese Giovanna Andreola e suo marito Michele Galdi, e Lamberto Quarta, consulente di Ecosfera ed ex segretario della giunta di Ottaviano Del Turco, nonché amico dell'Andreola.
Il Gip Marco Billi ha stabilito per Peca la misura degli arresti domiciliari per evitare l'inquinamento delle prove. In un primo momento Peca era in effetti stato considerato dalla procura soltanto una testa di legno di Quarta e Gruttadauria, senza legami più evidenti con l'associazione per delinquere che, secondo l'accusa, truccava le gare di appalto in favore di Ecosfera e di Cyborg, la società di Corrado Troiano, altro indagato scarcerato dopo l'interrogatorio di garanzia.
Ma a convincere la procura del coinvolgimento più sistematico di Peca all'interno dell'organizzazione per delinquere finalizzata alla corruzione (reati che oggi vengono contestati anche a Peca), sarebbe stato in particolare un episodio. Fu a seguito delle notizie su questo ennesimo scandalo dei colletti bianchi, anticipate da Il Messaggero il 3 gennaio scorso, che gli inquirenti furono costretti ad accelerare i tempi per gli arresti che sarebbero arrivati da lì a una decina di giorni, e quindi disporre una perquisizione alla Ecosfera. Da questa visita della polizia nella società di Duilio Gruttadauria e di sua moglie Anna Teodoro, emersero chiari collegamenti con la Welfare Net di Peca e anche che quest'ultimo era stato consulente di Ecosfera per 40 mila euro di compenso. Ma quando la polizia cercò di rintracciarlo, Peca si rese irreperibile. Il giorno successivo, però, la polizia intercettò una sua telefonata a Quarta nella quale gli chiedeva di poterlo incontrare con urgenza e diceva, fra l'altro: «Capito, sono andati pure a casa», lasciando chiaramente intendere che aveva urgenza di confrontarsi con Quarta che era il vero numero uno della Welfare Net, società che, come risulta dalle indagini, era stata creata ad hoc proprio per Quarta e per fare determinate operazioni. Nella stessa giornata i due si incontrano nel parcheggio del centro commerciale Megalò di Chieti Scalo dove c'era però anche la polizia a seguire tutto. E Peca veniva trovato in possesso di documenti della Welfare Net che secondo la polizia voleva nascondere con l'aiuto di Quarta. Documenti che riguardavano anche le fatture con le quali era stata pagata quella che la procura ritiene una fittizia consulenza di Michele Galdi: che viene considerata dagli inquirenti come una vera e propria tangente in favore della moglie di Galdi, la dirigente Giovanna Andreola. Ma anche carte relative a contratti di servizIo tra Welfare Net e Federsanità, a conferma che la società di Peca-Quarta avrebbe dovuto interessarsi molto da vicino anche di sanità. In quelle carte c'erano anche i compensi di viaggio di Quarta che, secondo l'accusa, confermerebbe il ruolo di quest'ultimo anche dentro Welfare Net.
Per questo «Peca - si legge nell'ordinanza - abbia partecipato con assoluta consapevolezza e chiara volontà al sodalizio criminoso».