Oggi Italia Lavoro firma l'accordo con la Regione per la partnership con il tavolo dello sviluppo
PESCARA. Si muove qualcosa dalle parti del Patto per lo sviluppo. Questa mattina in Regione verrà ufficializzata la partnership tra il tavolo regionale e Italia Lavoro, la Spa partecipata interamente dal ministero del Welfare. Domani le tre associazioni che hanno abbandonato il tavolo per protesta contro l'esecutivo - Cna, Confesercenti e Confartigianato - incontreranno i sindacati e le altre associazioni datoriali che sono rimaste nel Patto per cercare di trovare un terreno comune dal quale ripartire. E sempre per domani, il presidente del consiglio regionale Nazario Pagano ha convocato i presidenti delle sei commissioni permanenti e delle due speciali, per stabilire un rigido ruolino di marcia e arrivare in estate con un pacchetto di riforme approvate, alcune delle quali richieste proprio dai componenti del Patto.
Nel frattempo parte il conto alla rovescia per l'arrivo dei Fas. ll 19 gennaio scorso il programma Abruzzo è arrivato alla Corte dei Conti (quattro mesi e più dopo la presa d'atto del Cipe, tanto per parlare di semplificazione: via della Mercede dista da Viale Mazzini tre chilometri, 10 minuti di taxi). La Corte ha ora sessanta giorni di tempo per dare l'assenso. Dopo di che sarà staccato il primo assegno: l'8% dei 607,7 milioni del piano: 50 milioni circa che potranno essere trasferiti nelle casse regionali, oppure spuntati dalla cifra generale a rendiconto di quanto già speso.
L'ingresso di Italia Lavoro nella cornice del Patto sarà firmata questa mattina a Pescara dal governatore Gianni Chiodi e dal presidente dell'ente strumentale del ministero, Paolo Emilio Reboani. Per l'Abruzzo sarà una collaborazione potenzialmente importante, perché vorrà dire avere direttamente dentro il Patto una componente strategica del ministero. Di questo si parlerà certamente nell'incontro di domani tra Cna, Confesercenti, Confartigianato e le altre sigle: «È un incontro scaturito dall'appello dei sindacati all'indomani della nostra uscita», spiega Enzo Giammarino, direttore regionale della Confesercenti, «da allora abbiamo notato che la nostra posizione è largamente condivisa e credo che andremo fino in fondo: o c'è una svolta, e questa la deve procurare il governo regionale, oppure si resta fuori. Qui si tratta di ricalibrare il Patto». Non certo facendo entrare i parlamentari, sottolinea Giammarino riferendosi al Forum del Centro pubblicato ieri.
«Il Patto sarebbe un'altra cosa con l'ingresso dei parlamentari», precisa il direttore della Confesercenti, «il problema del Patto è un problema di agenda di governo condivisa. Dal Forum, che ho letto molto attentamente, sono uscite fuori un paio di questioni importanti, come quella del credito. Ma il governo regionale pare che non ci senta e continua con il suo atteggiamento dirigista. Il credito è la prima questione. E poi ci sono i Fas. Nel patto qualcuno mi deve spiegare per quale ragione stiamo lì se non siamo chiamati a discutere l'agenda delle priorità. Noi poniamo una questione semplicissima: le risorse che già ci sono per effetto di destinazione del governo centrale, come il Fondo unico delle attività produttive, devono andare alle imprese. Punto. Per il resto il nostro è uno spirito di apertura, ma la Regione deve metterci qualcosa».
E qualcosa si muove all'Emiciclo. Il presidente del Consiglio Nazario Pagano ha deciso di rimettere al centro della questione politica l'assemblea legislativa della Regione, che non solo in questo triennio, è rimasta spesso al palo di fronte all'iniziativa della giunta e dei partiti.
«Affrontare temi legati allo sviluppo economico della Regione Abruzzo rappresenta uno stimolo apprezzabile e soprattutto una spinta cruciale per individuare gli strumenti con i quali combattere la crisi», dice Pagano, riferendosi al Patto per lo sviluppo, «ma il luogo naturale e costituzionale per assumere e concretizzare le decisioni strutturali per il futuro dell'Abruzzo, è, e resta, il Parlamento regionale».
«L'Abruzzo, come è noto», aggiunge Pagano, «vive un momento difficile sul piano economico e non possiede anticorpi capaci di curare la crisi finanziaria; è necessario, soprattutto su questi temi, ritrovare coesione. La politica deve tornare a svolgere il suo ruolo centrale che la democrazia rappresentativa le ha attribuito, con responsabilità e maturità, evitando scelte alternative o soluzioni tecniche. Per battere la crisi servono riforme. E queste ultime possono essere generate solo se la politica è in grado di programmarle. Non possiamo più temporeggiare o perdere tempo. Il timore che l'Abruzzo con le gomme a terra non ce la faccia a rialzare la testa è purtroppo concreto».
Per questo Pagano ha convocato per domani all'Aquila i presidenti delle commissioni consiliari permanenti e speciali del Consiglio regionale, per programmare l'agenda delle riforme. «L'obiettivo», spiega il presidente dell'assemblea, «è di stimolare provvedimenti legislativi capaci di accelerare la marcia alla macchina regionale. Purtroppo la strada da affrontare è ancora tanta e tortuosa. Ma dobbiamo tagliare i pessimismi e rafforzare le ragioni degli ottimisti». Tra i provvedimenti ci sono la legge elettorale, la legge per lo sviluppo, la riforma dei Trasporti.