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Pescara, 11/06/2026
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Data: 31/01/2012
Testata giornalistica: La Repubblica
Niente treni promessi: la Regione toglie sedici milioni alle Fs. L'accordo prevedeva la consegna di quattordici nuovi convogli. Minervini: con quei soldi compreremo noi i mezzi per impiegarli nel trasporto regionale

La PUGLIA taglia i viveri a Trenitalia. «Non rispetta gli accordi», alza la voce l'assessore ai Trasporti della giunta Vendola, Guglielmo Minervini, che decide di gettare nel cestino il patto siglato nel 2006 con la società del gruppo Ferrovie dello Stato: entro la fine dell'anno scorso, avrebbe dovuto comprare quattordici treni da impiegare lungo le tratte locali. L'operazione ammontava a 80 milioni di euro, di cui 20,4 a carico della Regione. Ma di quei quattordici treni se ne materializzano soltanto quattro, che alle casse di lungomare Nazario Sauro costano poco più di 4 milioni. Intanto il tempo necessario ad onorare il contratto scade e Minervini tira le somme: «Disimpegneremo i restanti 16 milioni». Sì, insomma, quanto rimane dei 20 milioni di soldi pubblici che erano stati assegnati alla spa delegata a gestire il trasporto dei passeggeri e la logistica. «Vorrà dire che con quei 16 milioni ci occuperemo in prima persona dell'acquisto dei treni». Il pollice verso dell'assessore, perfino inevitabilmente inaspriscei rapporti con Trenitalia. Rapporti tesi da un paio di mesi a questa parte, da quando entra in vigore l'orario ferroviario invernale e il tacco d'Italia scopre di essere più o meno tagliato fuori dal resto del Belpaese: la "lunga percorrenza" è come inseguire una chimera. Soprattutto di notte. Né le cose vanno meglio tra la mattina e il pomeriggio: corse dirette alla volta di Milano o Torino, addio. Per andare al Nord dovete cambiare a Bologna e subito dopo salire a bordo di un Frecciarossa: perdete ore preziose e denaro. L'altro giorno poi il segretario della Filt Cgil Nicola Di Maggio diventa il portavoce di un'indiscrezione che getta ulteriore scompiglio all'interno di un'arena già agguerrita: quella secondo cui delle cinque coppie di "notturni", potrebbero rimanerne in vita appena tre. «E' l'ennesimo colpo alla Puglia e a tutto il Mezzogiorno» tuona Di Maggio: «Le ricadute sul personale Fs saranno pesanti. Occorre proseguire in maniera più energica nella mobilitazione portata avanti dal governatore». Aveva protestato senza se e senza ma, Nichi Vendola: «Caro gruppo Ferrovie dello Stato, non puoi spaccare l'Italia in due. Il diritto alla mobilità è sacrosantoe va rispettato dappertutto». Ieri, a sangue freddo, la mossa del cavallo di Minervini, che spiega: «Trenitalia ha dirottato altrove i suoi investimenti (per quei benedetti-maledetti quattordici treni, avrebbe dovuto tirare fuori 60 milioni, ndr ). Evidentemente non è convinta che unicamente vetture e locomotori all'avanguardia possano far percepirea chi li usa, un servizio di qualità. Noi, al contrario, intendiamo offrire ai pendolari i migliori servizi. Non ci arrendiamo all'idea che il trasporto ferroviario debba essere scadente. Tant'è che siano quarti in Italia proprio per gli investimenti legati all'ammodernamento della flotta. Ecco perché Trenitalia non può operare al ribasso lasciando cadere nell'inerzia l'impegno per acquisire nuovi mezzi».

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