ROMA - Non sarà il più 400 per cento di Cortina, ma è ugualmente un risultato choc: nella notte dei controlli, per le strade della movida di Milano, gli incassi dei locali sono miracolosamente aumentati del 44 per cento rispetto al sabato precedente. Questo vuol dire che di solito, tra Brera e i Navigli, tra un bar e una discoteca, viene evaso quasi uno scontrino fiscale su due.
I dati vengono forniti dall'Agenzia delle Entrate: 115 gli esercizi controllati, in 55 di questi i registri contabili non erano aggiornati e in altri 33 c'erano 116 lavoratori in nero. Sono scesi in campo 405 ispettori, di cui 280 dell'Agenzia delle Entrate e 120 dell'Inps. E stanno ancora controllando le effettive proprietà di 358 auto di lusso.
Se ne sono viste di tutti i colori quella notte. A parte il locale che deciso di aumentare i suoi incassi ufficiali addirittura del 200 per cento in soli sette giorni, si son viste discoteche abbassare precipitosamente le saracinesche. E altri gestori, i più furbi, vietare all'improvviso gli ingressi, nonostante il loro locale fosse ancora semivuoto. Proprio per non doversi giustificare, per non dover spiegare scabrosi raffronti negli incassi.
Ma a parlare di blitz questi ispettori non ci stanno: «La selezione delle zone e degli esercizi in cui effettuare i controlli è il frutto di una scrupolosa pianificazione e di un'attenta analisi del territorio». «Ci sono stati rivolti apprezzamenti per la professionalità dei nostri funzionari -ha commentato soddisfatto Carlo Palumbo, che è il direttore regionale dell'Agenzia delle Entrate- dagli stessi titolari dei locali».
Le reazioni non sono state esattamente quelle furiose di Cortina d'Ampezzo alla vigilia di Capodanno. Il sindaco di Milano Pisapia l'ha giudicato «un intervento doveroso», di cui «devono essere contenti soprattutto i commercianti onesti e coloro che pagano le tasse». Gli ha fatto eco l'assessore al Bilancio di Palazzo Marino Tabacci: i controlli «sono necessari per evitare, come ha detto più volte il presidente del Consiglio Mario Monti, che gli evasori continuino a dare pane avvelenato ai loro figli».
Lo stesso presidente della Provincia di Milano Podestà, pur fra qualche distinguo, ha approvato l'intervento dell'Agenzia delle Entrate: «E' evidente che c'è un lato un po' spettacolare, ma controlli di questo genere non sono negativi. Bisogna stare attenti, però, a non colpire solo alcune categorie, perché il tema è più generale». Più squisitamente politico il messaggio affidato a tweetter da Roberto Formigoni, il governatore lombardo: «La lotta all'evasione deve essere estesa a tutta l'Italia, e non solo al Nord».
C'è da scommettere che questo tipo di operazioni continueranno, l'Agenzia delle Entrate lo ha detto. Ma chi non si rassegna, ormai a distanza di un mese, a essere stata la prima, l'apripista di questi controlli a tappeto, e' proprio una località del Nord, Cortina d'Ampezzo. Ancora ieri, il sindaco Andrea Franceschi non riusciva a trattenere la sua rabbia: «Non siamo noi la neo Gomorra».
Ovviamente nel mirino di Franceschi c'è l'Agenzia delle Entrate: «Dove sono i dati sull'evasione che tanto ci erano stati promessi anche in televisione? Quand'e che li avremo? Solo con quelli potremo fare chiarezza». Guarda a Milano, e anche a Roma -dove a metà mese la Finanza ha visitato molti negozi del centro- ma «poco m'importa se dopo Cortina i controlli fioriscono ovunque, da noi ci li facevano già e ci stava bene che ci fossero. Non riusciamo a digerire, invece, che su di noi è stata scatenata una bufera mediatica pochi numeri».
Prova a dargli man forte Stefano Illing, presidente del consorzio Cortina turismo: «L'evasione di imposte su 1,6 milioni di euro di merce di un commerciante è risultata un errore che nella stampa internazionale si è tradotta in evasione totale. Quando in realtà era tutto regolare: le carte sfuggite all'Agenzia delle Entrate erano dal commercialista».
Nell'ansia di difendere il buon nome di Cortina, Illing arriva anche a sostenere che il paragone fra un anno e l'altro -il raffronto che dà il famoso 400 per cento di scontrini in più- noi è poi così significativo. Perche si tratta di un giovedì contro un venerdì, «tutt'altra cosa».