ROMA - «Non parlo, non parlo. E non lo faccio anche se so che il mio silenzio non mi aiuta per nulla. Anzi». Luigi Lusi, 50 anni, in arte tesoriere della Margherita che si sarebbe pappato ben 13 milioni di euro, si morde la lingua. Poi però qualcosa gli scappa: «Mi sono assunto le responsabilità di tutto e di tutti». Di tutti? Chi sono questi «tutti?». «Non parlo, ripeto. Ho già chiarito con i magistrati. Ma durerà un po' e devo affrontare questi giorni pensando alla mia famiglia». Stop. Basta. «Non mi strapperà nessun'altra parola».
Prima di eclissarsi, il senatore del Pd ha trascorso la mattina nel suo studio di via Giambattista Vico, al quartiere Flaminio. Studio con annessa stanza - con tanto di targa in bronzo all'ingresso - per la chiropratica Giovanna Petricone, moglie italo-canadese di Lusi. Il senatore gli affetti li vuole vicini.
Grande, grosso, ma per nulla pacioso, è descritto «irascibile» e «tosto». «Preciso, pignolo, attento anche ai minimi dettagli». «Severo». «Una volta gli dissi di aver preso un taxi. Quello quasi mi sbranò. Chi ti ha autorizzato?!», ricorda Roberto Giachetti, deputato del Pd che ha lavorato con Lusi in Campidoglio negli anni Novanta. «Per questo sono basito. Mi sembra che si stia parlando di una persona diversa da quella che conosco. Potevo aspettarmi che l'avessero arrestato perché si era appiccicato con un vigile che l'aveva fermato per strada, visto il caratteraccio. Ma questa storia...».
Giachetti non è il solo a precipitare dalle nuvole. A sentirsi cadere la mandibola nello scoprire che Lusi si è dichiarato colpevole di fronte ai magistrati, che è pronto a patteggiare per appropriazione indebita, che si è impegnato a restituire il maltolto. «Me lo ricordo come una persona d'oro», dice un ex collaboratore di Francesco Rutelli, «veniva dagli scout, ha fatto volontariato. E' riuscito, ai tempi di Francesco sindaco, ad affrontare il problema dei nomadi. Fece miracoli... E poi ha sempre fatto il tesoriere e non è mai mancata una lira». Prima il tesoretto per la campagna elettorale di Rutelli a premier, nel 2001. Poi, ininterrottamente, quella della Margherita.
All'immagine di uomo onesto, altruista e tutto d'un pezzo, Lusi ci tiene. Eccome. Nel suo sito scrive: «La mia attività è profondamente inserita nella società civile e nel volontariato». Ricorda le iniziative per i bimbi palestinesi e di Chernobyl. E il 3 agosto del 2010 scriveva un articolo contro la «Cricca abruzzese» post-terremoto. Passaggio saliente: «All'amarezza di una classe politica che non onora l'orgoglio e la fatica che trasuda da questa terra, si aggiunge quel senso tutto berlusconiano del meglio furbi che fessi, propedeutico a quel drammatico sono tutti uguali che uccide le aspirazioni alla civile convivenza di ogni cittadino onesto».
C'è da chiedersi se Lusi non fosse affetto da uno sdoppiamento della personalità. Un po' dottor Jekyll e un po' mister Hyde. La sua biografia sul sito del Senato recita: «Avvocato penalista, contratti d'affari. Real Estate». Traduzione: transazioni immobiliari. La sua vera passione, visto che una parte del tesoretto trafugato alla Margherita sarebbe finita in immobili di prestigio.
Che fosse un tipo tosto e duro, l'aveva capito per tempo Mauro Agostini, ex tesoriere del Pd. Con lui, Lusi, litigò nel 2007 quando Ds e Margherita si misero insieme, lasciando separati i patrimoni. E continuò a litigarci. In ballo l'assunzione dei dipendenti margheritini, i simboli nella sede di piazza Sant'Andrea delle Fratte, le utenze e le spese. E ci hanno bisticciato anche Enzo Carra, Renzo Lusetti e Italo Tanoni, non più invitati alle assemblee per ratificare i bilanci.
Lusi-Hyde è anche quello accusato nel 2010 da Vincenzo Pisegna, militante Pd, di irregolarità nel tesseramento. Oppure quello molto attento alla famiglia. Per amore della moglie chiropratica, nel 2008 il senatore scrisse un emendamento alla Finanziaria affinché il Servizio sanitario nazionale abbracciasse «la figura del dottore in chiropratica». Operazione riuscita. Come riuscito è stato il salvataggio di Capistrello, il piccolo comune abruzzese di cui Lusi è originario e dove governa il fratello Nino. Nel 2009 c'era un buco da 2 milioni? Ed ecco un emendamento (sempre in Finanziaria) con giusti giusti 2 milioni per Capistrello. Poi 275mila euro per le scuole, 80mila per la strada in frazione Pescocanale, 50mila per il tetto della parrocchia.
Già, Lusi sembra essere un vero mago delle «leggi mancia», quelle che fino all'avvento del rigore finanziario, facevano cadere una pioggia di fondi. Eletto in Liguria, il senatore Pd nel 2010 ha fatto avere 400mila euro alle suore della Sacra Famiglia di Sanremo per costruire una palestra. Residente a Genzano, la leggenda vuole che San-Lusi avrebbe fatto acquistare un'auto da 41mila euro per la locale stazione dei Carabinieri e per il Comune avrebbe ottenuto una nuova illuminazione pubblica(85mila euro), il parcheggio della biblioteca (95mila), le pensiline nelle campagne (30mila) e perfino le panchine per il centro storico (12mila).
Dottor Jekyll o mister Hyde?