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Pescara, 15/06/2026
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Data: 01/02/2012
Testata giornalistica: Il Centro
Rifiuti, Venturoni in aula Il pm: inviare al Senato le intercettazioni a Di Stefano

Nel processo Ecoemme entrano le telefonate chieste dall'accusa Ettore Paolo Di Zio si difende in aula

PESCARA. Il processo madre sui rifiuti, quello con al centro un impianto di bioessicazione da realizzare a Teramo, e il procedimento gemello che ruota attorno alla società di rifiuti di Montesilvano Ecoemme, si sono celebrati ieri mattina nell'aula 5 quasi contemporaneamente e con una conclusione simile: due brevi udienze tecniche riservate alle intercettazioni e terminate con un rinvio deciso dal giudice per l'udienza preliminare Luca De Ninis mentre in tribunale si incrociavano i pochi imputati presenti. Quando dall'aula usciva il sindaco di Farindola Antonello De Vico, imputato nel procedimento legato alla società Ecoemme, faceva invece il suo ingresso l'ex assessore regionale alla Sanità Lanfranco Venturoni, accusato di corruzione per la vicenda dell'impianto di Teramo.
NOMINATO IL PERITO. La prima udienza della giornata è stata quella dedicata allo scandalo dei rifiuti che ruota attorno alla società Ecoemme, la società di Montesilvano formata dal Comune, dalla Deco Spa dei fratelli Di Zio e dalla Comunità montana vestina. E' questo il processo, che si trova ancora nella fase preliminare, e in cui sono imputate 9 persone tra cui il sindaco di Montesilvano Pasquale Cordoma e il consigliere comunale e regionale del Pdl Lorenzo Sospiri accusati di corruzione insieme a: Ettore Ferdinando Di Zio, nella doppia veste di amministratore della Ecoemme e di presidente della Deco, il nipote Ettore Paolo, ex consigliere del cda Ecoemme, il sindaco di Farindola De Vico, il presidente della società Ambiente Massimo Sfamurri, l'ex consigliere del cda Ecoemme Giordano De Luca e i due tecnici Paolo Cucculelli e Fabio Savini.
Il giudice De Ninis ha accolto la richiesta del pm a utilizzare le circa 200 intercettazioni di Cordoma, ha nominato un perito che inizierà a lavorare dal 6 febbraio e ha rinviato il processo al 31 maggio alle 15. Nel corso dell'udienza, l'ex consigliere del cda Ecoemme Ettore Paolo Di Zio ha preso la parola per rilasciare una dichiarazione spontanea e respingere le accuse.
VENTURONI IN AULA. Poco dopo, intorno alle 12, è stato il turno del secondo procedimento dei rifiuti che intreccia politica e presunte tangenti e che ruota attorno alla costruzione di un impianto di bioessicazione da realizzare a Teramo aggirando l'appalto pubblico. E' questo il fascicolo che costò i domiciliari all'ex assessore regionale Venturoni - oggi capogruppo del Pdl in Regione - e in cui spicca anche il nome del senatore del Pdl Fabrizio Di Stefano accusato di corruzione. Ma il destino processuale del senatore sarà deciso nella prossima udienza fissata il 16 febbraio alle 15, giorno in cui il giudice per l'udienza preliminare De Ninis deciderà se trasmettere gli atti che riguardano le intercettazioni che chiamano in causa Di Stefano al Senato che, a sua volta, dovrà decidere.
DIECI TELEFONATE. Sono una decina le intercettazioni che riguardano il senatore Di Stefano finito nell'inchiesta dei pm Anna Rita Mantini e Gennaro Varone e che, inizialmente, contava 11 imputati più la società Deco ma che, poi, si è biforcata tra Pescara e Teramo: a Pescara sono rimasti i nomi più importanti come Venturoni, i titolari della Deco Rodolfo Valentino Di Zio e Ferdinando Ettore e Di Stefano, mentre per l'altro senatore Paolo Tancredi, su cui pende sempre l'accusa di corruzione, la competenza è stata dichiarata Teramo. Così, nell'udienza di ieri, si è parlato del "caso" Di Stefano. Le telefonate che chiamano in causa il senatore del Pdl possono essere utilizzate? Le telefonate intercettate su altre utenze come quelle di Di Zio e Daniela Stati, estranea all'inchiesta, sarebbero importanti perché, come spiega l'accusa, «sono indicative di una corresponsione di denaro».
Per l'accusa, Venturoni, all'epoca presidente della Team, avrebbe fatto ottenere alla Deco dei Di Zio la costruzione e la gestione di un impianto di bioessicazione da realizzare a Teramo aggirando l'appalto pubblico. I due senatori avrebbero speso la loro influenza per pilotare l'aggiudicazione dell'appalto dei Di Zio: per i pm Rodolfo Di Zio, «su espressa richiesta di Di Stefano», avrebbe versato 20 mila euro a un candidato al parlamento europeo che avrebbe, poi, girato 5mila euro a Di Stefano. Per l'accusa, la prova della corruzione sarebbe in quelle telefonate. Ma l'iter è lungo: intanto il giudice deve decidere se accogliere o rigettare la richiesta di trasmissione degli atti. Nel caso in cui l'accolga, occorrerà superare lo soglio del Senato in un percorso che, comunque, appare molto lungo.

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