ROMA - «I giovani si abituino a non avere più il posto fisso. Che monotonia. E' bello cambiare e accettare le sfide». Il nuovo monito alle giovani generazioni questa volta viene da Mario Monti che, proseguendo nella sua corvée mediatica, ieri sera ha detto la sua sia dagli schermi del Tg5 che da quelli, sulla stessa rete, di Matrix. Argomento caldissimo questo del lavoro, visto anche il braccio di ferro tra il suo ministro, Elsa Fornero, e i sindacati sull'articolo 18 e dintorni. E il professore prende di petto la questione: «L'articolo 18 non è un tabù, può essere pernicioso per lo sviluppo dell'Italia». Ma dato che liberarsene non sembra una strada agevole per il governo, il premier non chiude la porta ai sindacati: «Sul mercato del lavoro è normale - osserva - avere più dialogo e questo dialogo ci sarà, ma - precisa - con tempi brevi, da Italia europea». Parole che vengono accompagnate da un apprezzamento: «Sulla riforma delle pensioni i sindacati hanno fatto tre ore di sciopero generale, che sono molto poco, ma non sono un segno di debolezza bensì di grande maturità del sindacato». Considerazione che fa il paio con un'altra sugli italiani che, «chiamati a fare sforzi importanti, hanno sorpreso tutti, anche all'estero per la grande serenità con cui li hanno affrontati». Rimane tuttavia fermo l'impegno, che il premier estende al ministro Fornero e a tutto il governo, di ridurre quello che chiama «la terribile apartheid che esiste nel mercato del lavoro tra chi per caso o per età è già dentro e chi giovane fa terribile fatica ad entrare o entra in condizioni precarie».
Quanto ai risultati già messi in carniere dal suo esecutivo, Monti non trascura certo il calo dello spread, anche se non lo considera «un obiettivo raggiunto: deve scendere ancora e scenderà» e, a questo proposito, aggiunge di credere «che già da qualche settimana ci sia accorti che il governo stia facendo bene per l'Italia». Previsione questa che, secondo lo stesso premier, potrebbe essere smentita «se prevarranno le resistenze corporative. In tal caso gli italiani sappiano - è il monito del professore - che i tassi di interesse non solo non scenderanno ma ritorneranno verso l'alto».
Quella di fare previsioni, specie a lunga scadenza, non è sembrata comunque l'attutudine preferita da Monti nelle interviste di ieri sera. Specie se legate alla sua presenza sulla scena politica, a cui il presidente del Consiglio pare voler dare un traguardo preciso e invalicabile: «Marzo o aprile del 2013». Arrivati a quella data, afferma, «non so che ricordo porterò. Ma so che sarà una parentesi chiusa e immagino che il ricordo sarà positivo solo se l'Italia sarà migliore di oggi. Ce la faremo». Per arrivare a tagliare quel traguardo Monti dice di «non aspettarsi appoggio se faremo cose sbagliate, anzi mi aspetto che saremo invitati ad andarcene ed ovviamente ce ne andremo, ma se faremo cose utili, e anche migliorabili, credo che dare l'appoggio al nostro governo sia un servizio reso all'Italia». In questo senso, il premier trova conforto «nel fondamentale appoggio che Berlusconi dà al governo, assieme al Pd e al terzo Polo», ma che ha un carattere «particolarmente significativo» perché viene da chi era presidente del Consiglio prima di lui, contribuendo a dare «un senso di continuità col precedente governo di fronte alla comunità internazionale». Di questo Monti, negli studi delle tv del Cavaliere si dice «molto riconoscente al mio predecessore», che ringrazia «per il senso di responsabilità nei confronti del Paese», aggiungendo di trovare, per quanto riguarda il Pdl, «normali i malumori di una parte politica quando non è più al governo». Il presidente del Consiglio attribuisce inoltre a Berlusconi il merito di averlo «fatto avvicinare alla cosa pubblica, quando nel 1994, appena nominato premier mi chiese se volevo fare il commissario europeo». E Monti accettò, preferendo quell'incarico al posto nel Cda della Rai a cui, ricorda, «i giornali dell'epoca mi davano candidato».
Infine, per il professore, un moto d'orgoglio che sembra voler dividere con tutti gli italiani: «Ora tanti capi di governo quando vogliono far valere le loro posizioni in Europa vengono a Roma a confrontarsi e noi parliamo da pari a pari senza dover più chiedere comprensione. In Italia - aggiunge - trovo l'opinione pubblica che sta recuperando il suo orgoglio, il suo patriottismo. L'altro giorno a Londra ho visto tanti giovani orgogliosi di essere italiani». E qui il premier si lascia andare a una battuta: «Mi sto commuovendo, anche se non sono il ministro del Lavoro».